Covid, Gismondo inchioda Speranza: «La madre di tutte le colpe è l’assenza del piano pandemico»

3 Mar 2023 13:18 - di Redazione
covid speranza

Non ha dubbi la virologa Maria Rita Gismondo: «La madre di tutte le colpe è l’assenza di un piano pandemico». Il riferimento è chiaramente all’inchiesta della Procura di Bergamo sulla gestione delle prime, drammatiche fasi del Covid, nella quale sono indagati, tra gli altri, il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, l’ex premier Giuseppe Conte e l’ex ministro della Salute, Roberto Speranza. Proprio a Speranza è imputato il mancato aggiornamento del piano pandemico.

Gismondo: «Con un piano pandemico tutti avrebbero saputo cosa fare»

«Se il piano pandemico fosse stato aggiornato e completo, allora ciascuno, ogni singolo attore, avrebbe saputo qual era il suo compito, avrebbe saputo cosa fare, quando e come», ha commentato la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano, per la quale nell’inchiesta sulla gestione del Covid «è su questo che bisognerebbe focalizzarsi».

L’assenza di quel documento è «la madre di tutte le colpe»

«Se noi leggiamo i piani pandemici di altre nazioni, e basta quello della Svizzera, edito anche in italiano e consultabile si evince chiaramente cosa si deve fare in fase di pandemia e quando si deve fare», ha quindi chiarito Gismondo, parlando con l’agenzia di stampa Adnkronos. «È inutile insistere sulle responsabilità di chi si trovò in prima linea in quei giorni, seppure ci sono delle responsabilità da accertare. Parliamo prima, e focalizziamoci bene, senza disperderci, sulla fonte di tutti i mali», ha proseguito, ribadendo che «la fonte di tutti i mali è l’assenza di fatto di un piano pandemico».

Il coinvolgimento di Speranza nell’inchiesta di Bergamo sul Covid

Secondo quanto emerso fin qui dell’inchiesta, l’attenzione della Procura di Bergamo nei confronti di Speranza si riferirebbe proprio alla questione del piano pandemico, mentre il ministro non sarebbe coinvolto in quella della mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro, per la quale invece firmò una bozza di decreto che non fu controfirmata dall’allora premier Conte.

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