Osho presenta il nuovo libro e si confessa: “Mi manca Di Maio. Ho goduto con Soumahoro”

2 Gen 2023 12:21 - di Vittorio Giovenale
Osho, Di Maio

«Nel Pd, che pure prendo di punta, reagiscono sempre con sportività. I 5 stelle fondamentalmente si divertono sempre, a differenza del loro elettorato. Renzi pare mi segua assiduamente. E ogni tanto spedisco una vignetta a Giorgia Meloni: si ammazza dalle risate»: Federico Palmaroli, in arte Osho, si confessa in una ampia intervista a La Verità. «Ma diciamocelo – dice l’autore satirico – io non voglio mai ferire nessuno. Anzi. Nelle mie battute c’è sempre un fondo di romanissima tenerezza».

“Come dice coso”: diario di viaggio del 2022

Palmaroli presenta il suo libro “Come dice coso” (Rizzoli) con Giorgia Meloni in copertina. Un diario di viaggio dell’anno appena trascorso, compendio di battute folgoranti, manuale per capire la società contemporanea e per leggere tra le pieghe di una politica sempre più distante dalla gente.

«Lo confesso – dice Osho – sono ancora in lutto per l’addio alla politica di Luigi Di Maio. Il 2022 lo ha portato via dalla ribalta. Mi manca. Lui e Renzi sono due garanzie». E i virologi non le mancano? «Effettivamente sono un po’ orfano del Cts: più la gente si prende sul serio, e più fa ridere quando la dileggi». Un caso a parte il nuovo premier donna.  «In realtà Meloni già tende autonomamente alla battuta romanesca, fa parte del suo modo di essere. Metterci il carico della satira di Osho non è semplice, perché si rischia di essere ridondanti. A me piace la staffilata in dialetto, in ossequio ad Alberto Sordi e Mario Brega, ma con il premier serve la battuta studiata, valida anche in italiano».

Osho: “Troppi paletti politicamente corretti per noi autori di satira”

Un altro tormentone del 2022 è stato il caso Soumahoro. «Ennesimo mito di plastilina della sinistra, sgretolatosi in pochi giorni. Come sempre, chi esagera troppo nella forma nasconde difetti nella sostanza. Ho goduto nel tirarlo giù dal piedistallo. In una vignetta si vede Soumahoro con gli stivali ai piedi, e ai carabinieri che gliene chiedono conto lui risponde: “Dopo vado a funghi”. Per quella battuta innocente sono stato assalito». Particolarmente efficaci anche le batute su Mattarella e Bergoglio. «Quando vai a colpire il personaggio iconico e istituzionale facendolo parlare in romanesco, l’effetto comico scaturisce spontaneo. Per questo il Papa resta in cima alle preferenze. Di paletti politically correct purtroppo ce ne sono ancora troppi: come diceva Cristian De Sica, oggi Vacanze di Natale non potrebbe uscire nelle sale».

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