Meloni vola a Tripoli: sabato in missione con Tajani e Piantedosi. Verso la firma dell’accordo Eni-Noc

25 Gen 2023 18:40 - di Adriana De Conto
Meloni Libia

Proseguono a pieno regime gli impegni internazionali del premier. Il presidente del Consiglio ha incontrato oggi  a Palazzo Chigi il Segretario generale del Bureau International des Expositions (Bie), Dimitri Kerkentzes. Al centro del colloquio la candidatura della città di Roma ad ospitare l’Esposizione Universale del 2030. “Il Presidente Meloni – come informa la nota da Palazzo Chigi – ha richiamato i contenuti principali del progetto di Expo 2030. Ed ha ribadito il massimo impegno del Governo per il successo della candidatura della Capitale d’Italia. Meloni ha sottolineato che sarebbe un onore per l’Italia e per Roma, città universale per definizione, ospitare l’edizione 2030 dell’Esposizione Universale: anno in cui si celebra il centenario del Bie”.

Expo 2030, Meloni: “Massimo impegno per la candidatura di Roma”

“Per il presidente del Consiglio l’Italia – si legge ancora nella nota – ha tutte le carte in regola per ospitare un grande evento mondiale all’insegna della sostenibilità, dell’innovazione e della rigenerazione urbana. Nel corso dell’incontro, al quale ha partecipato anche il presidente del Comitato Promotore, ambasciatore Giampiero Massolo, Meloni ha ribadito che l’Expo 2030 è una priorità nazionale;  e la candidatura di Roma gode del sostegno dei cittadini italiani e di tutte le istituzioni nazionali e territoriali coinvolte ad ogni livello”.

Sabato Meloni vola in Libia, a Tripoli

Questo gennaio intenso di incontri proseguirà  sabato 28 gennaio, data in cui è prevista la missione in Libia di  Giorgia Meloni. Sarà insieme al vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Una visita che arriva a conclusione di una serie di missioni nell’area della presidente del Consiglio e dei due ministri. Nell’ambito di quel ‘Patto per il Mediterraneo’ con cui coinvolgere i Paesi più direttamente interessati alla stabilizzazione della Libia: fondamentale per arginare i flussi migratori. Ma anche per assicurare maggiori forniture di gas all’Italia e all’Europa, in alternativa a quelle dalla Russia. Sono due i dossier principali sul tavolo: energia e migranti.

Gas, un altro tassello della strategia italiana di diversificazione

Non è un caso che sabato a Tripoli potrebbe essere firmato un accordo tra l’Eni e la compagnia libica Noc del valore di otto miliardi di dollari. Un altro tassello della strategia italiana di diversificazione, dopo gli accordi firmati lunedì da Meloni ad Algeri e la missione al Cairo di Tajani. Che oggi ha annunciato l’arrivo nel 2023 dall’Egitto di tre miliardi di metri cubi di gas. Lo stesso ministro degli Esteri, oggi nel corso di un question time alla Camera, ha ribadito che “la stabilizzazione della Libia è cruciale, è al centro dei nostri colloqui con tutti gli attori che sul quel paese esercitano un’influenza”.

“Dobbiamo compiere ogni sforzo per consentire lo svolgimento delle elezioni entro il 2023 in linea con la mediazione delle Nazioni Unite che l’Italia sostiene convintamente”, ha affermato il ministro degli Esteri, che nelle settimane scorse è stato anche ad Ankara, sponsor principale del governo di unità nazionale di Abdul Hamid Dbeibah.

Meloni vola in Libia, a Tripoli. Situazione complicata in Libia

La situazione in Libia, come sappiamo, è molto complicata. Il Paese continua ad essere spaccato in due, con due esecutivi: quello di Tripoli, riconosciuto dalla comunità internazionale; e quello guidato da Fathi Bashagha, premier nominato dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk; vicino al generale Khalifa Haftar. E Bashagha è infatti intervenuto sulla prossima visita della Meloni con un comunicato:  si è detto “sorpreso” per la missione a Tripoli e gli incontri con “un governo il cui mandato è scaduto” e che, a suo avviso,  dunque non avrebbe più alcuna legittimità. Il rappresentante dell’est ha parlato di un accordo “misterioso” nel settore petrolifero tra Eni e la Noc. E ha  avvertito che “lo Stato libico non si atterrà ad alcun accordo dallo scopo ed esito sospetto”, minacciando che “ricorrerà alla magistratura”.

 

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