Intercettazioni, il piano di Nordio: «Riforma radicale. Puniremo chi farà porcherie»

4 Gen 2023 10:29 - di Francesca De Ambra
Nordio

«Porcherie». Non ci gira intorno Carlo Nordio quando, intervistato da Libero, descrive la “procedura” che solitamente accompagna la selezione dei brani delle intercettazioni. Il Guardasigilli parla dall’alto della sua esperienza di procuratore: sa quel che dice. E quindi tocca credergli quando afferma che le intercettazioni «non danno nessuna garanzia di attendibilità perché non sono trascritte nella forma della perizia» ma «sono estrapolate dal contesto». Che significa? Semplice: «Manca il tono, sono spesso pilotate e sono di solito selezionate da un maresciallo di polizia che sceglie ciò che vuole e poi trattate da un pm che a sua volta prende quel che gli serve». Eccola qui la «porcheria», utilizzata spesso e volentieri per colpire politicamente gli avversari. «Io questo lo scrivo da 25 anni», rivendica Nordio.

Nordio: «Entro 5 anni la separazione delle carriere»

Che tiene tuttavia a precisare come le intercettazioni non vadano abolite (come pure qualcuno insinua) bensì «radicalmente riformate». Comprendendo nella riforma anche le sanzioni per chi sgarra e mette in piazza vicende altrimenti tutelate dalla riservatezza e non attinenti con l’inchiesta. Storia a sé fa invece la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. Per attuarla occorre infatti modificare la Costituzione. Nordio non dispera: «Ritengo che in cinque anni, anche meno, si possa fare». Amen. Del resto, sarebbe una necessità, visto che dal 1989 abbiamo un Codice di procedura penale basato sul sistema accusatorio e, quindi, sulla (teorica) parità tra accusa e difesa nel processo. Di fatto, però, non è così.

«Torni la prescrizione»

Nel frattempo, il timing delle riforme procede. A fine gennaio – assicura Nordio – dovrebbe toccare al reato di abuso d’ufficio, vero spauracchio di sindaci e assessori che, di fatto, si è trasformato in un blocca-firma con conseguente paralisi delle amministrazioni pubbliche. Un secondo step riguarda invece la prescrizione, su cui ha pasticciato non poco la ministra Cartabia nel tentativo di correggere l’impostazione di Bonafede, che l’aveva incredibilmente abolita. «Va riportata al suo rango di diritto sostanziale», spiega Nordio. Per poi concludere: «Che poi possa essere modificata, perché effettivamente alcuni reati si prescrivono in tempi troppo brevi, questo è un altro discorso».

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