Qatargate, anche Speranza cade dalle nuvole. Poi però confessa: “Sono inca**to nero”

14 Dic 2022 10:09 - di Chiara Volpi
Speranza

A sinistra saranno tutti pure sconvolti e sconcertati sul Qatargate, ma il giochino di cade più dall’alto del pero in questi giorni sta arrivando ad indignare almeno quanto le strategie occulte dei suoi europarlamentari beccati con le mani nel sacco. Anzi, nei sacchi traboccanti banconote trovati nelle loro case… E tra questi, oggi, dopo l’intervista a La Stampa giocata un po’ sul doppio binario del rinnega e stupisciti spicca in primo piano il segretario di Articolo 1, Roberto Speranza, che apre la sua conversazione giornalistica col quotidiano torinese asserendo: «Siamo profondamente scossi e increduli davanti alle ricostruzioni di queste ore. Sono enormità che non potevo nemmeno immaginare». Salvo poi aggiungere: «Posso dire che sono incazzato nero?». Come se non immaginare per un tempo congruo – e cadere giù dal pero oggi – potessero bastare, almeno come giustificazione e presa di distanza…

Speranza a “La Stampa”: «Sono incazzato nero»

Insomma, è la solita storia del due pesi, due misure: ma ora come ora, neppure la proverbiale doppia morale salverà i soloni di sinistra alle prese con uno scandalo che li tocca così da vicino. Così come non può bastare a Speranza, come insiste a fare con intento velatamente pilatesco nell’intervista a La Stampa, che Panzeri è stato espulso dal piccolo partito nato dalla scissione del Pd all’epoca di Renzi. Mentre, contestualmente, difende Massimo D’Alema, attaccato nei giorni scorsi dall’ex ministro Provenzano. «Non c’entra nulla con questa vicenda giudiziaria. Chiamarlo in causa è del tutto improprio», rivendica il deputato e leader di Articolo 1, prima di proseguire: «Panzeri era un parlamentare europeo autorevole con una storia sindacale importante alle spalle. È uscito dal Pd per partecipare alla fondazione di Articolo1. Lo abbiamo seguito nella sua attività istituzionale a Bruxelles. Quando ha smesso, ha confermato la tessera di Articolo 1, senza incarichi gestionali».

L’ex ministro prima cade dal pero, poi punta i piedi…

«La rabbia che ho dentro è pesante perché il modo in cui intendiamo la politica, la militanza e il rapporto con le istituzioni è totalmente incompatibile con quel che stiamo leggendo», incalza nell’intervista Speranza, provando a mettere una toppa alla domanda che scava nel solco della lacerazione che l’intervistatore gli rivolge: «Siete persone che non fanno politica per arricchirsi, sta dicendo questo?». Con l’ex ministro della Salute che – a fronte dei capi d’accusa imputati a Panzeri, e dei 600mila euro trovati nel residence di Bruxelles in cui vive l’ex esponente prima del Pd, poi del suo partito – Speranza replica sostenendo: «Le risorse che noi prendiamo arrivano dal 2 per mille, dai versamenti dei deputati, 2000 euro ciascuno, e dagli iscritti. Non raccogliamo soldi in altro modo».

Ma quel “come potevamo immaginare” di Speranza non convince e non basta

Ma è su quel “come potevamo immaginare” che tanta veemenza viene meno. Primo, perché quello che emerge su Antonio Panzeri fa pensare a una rete costruita nel tempo. E secondo perché, puri della prima ora o puristi dell’ultimo minuto, resta comunque il fatto che è comunque grave non accorgersi di nulla. Tanto che a domanda, Speranza risponde con generici riferimenti a un background blasonato a garanzia dell’operato di Panzeri: «È una personalità rilevante della sinistra milanese e lombarda, non è l’ultimo arrivato. Si tratta di una persona che ha fatto per otto anni il capo della Camera del lavoro di Milano, poi dodici anni europarlamentare, presidente della commissione Diritti umani di Strasburgo. Come potevamo immaginare? Le attività che ha condotto dopo non hanno mai avuto a che fare con noi».

Da Soumahoro a Panzeri, il boomerang della questione morale a sinistra

Ma il clou dell’intervista è tutto nella chiusura. Quando il giornalista pungendo sul vivo, prima riassume e chiede: «La vicenda Soumahoro ha scoperchiato, come minimo, una grossa dose di ipocrisia. Adesso si trovano sacchi di soldi di provenienza sospetta in casa di chi diceva di agire per gli ultimi, i reietti, i perseguitati. Vede l’enorme questione morale davanti alla quale si trova la sinistra?». Interrogativo spinoso a cui Speranza crede di replicare – pensando di uscire dal cul de sac in cui si trova dopo essere caduto dal pero – semplicemente rigirando la frittata. «Credo che la questione morale sia un tema attuale nel nostro Paese. Fa molto più male quando riguarda la sinistra. Perché a destra negli anni ne abbiamo viste parecchie». E invocare « processi di selezione dei gruppi dirigenti il più rigorosi possibili» non basterà.

Per Speranza e compagni rigirare la frittata non servirà

La sinistra della doppia morale è innegabilmente all’angolo. E dopo lo scandalo Soumahoro, oggi anche il Qatargate la inchioda spalle al muro: provare a schizzare schegge di fango negli occhi di elettori e avversari non la salverà. E che, come ha magistralmente riassunto, tra i tanti, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Tommaso Foti, «la tanto decantata superiorità morale della sinistra, alla prova dei fatti, si scioglie più velocemente della neve al sole e provoca imbarazzo dinnanzi agli occhi del mondo. Da Soumahoro e il “diritto alla moda” della moglie. Alle accuse di sostegno al Qatar per l’eurodeputato del Pd Panzieri, il passo è breve. Due “campioni” perfetti che ci mostrano, ancora una volta, come la sinistra parli tanto di diritti e uguaglianza. Ma in realtà pensi più a sé stessa che agli altri. Ai lavoratori per esempio, o, più in generale, ai suoi elettori».

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