Festa di FdI, l’appello agli “intellettuali coraggiosi”. Per un nuovo immaginario italiano

16 Dic 2022 14:42 - di Augusta Cesari
Immaginario

Bel titolo “Per un nuovo immaginario italiano”, scelto per il dibattito culturale che ha luogo alla Festa del Decennale di Fratelli d’Italia. Molto atteso per la qualità degli ospiti, in primis il ministro  Gennaro Sangiuliano (purtroppo indisposto e in collegamento con la platea); Alessandro Giuli, giornalista e neo presidente del Maxxi, il grande regista Pupi Avati e  Pietrangelo Buttafuoco, maestri di “immaginario”. Ad introdurre la tavola rotonda il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone. A moderare Gianmarco Mazzi, Sottosegretario al Ministero della Cultura. Libertà, spirito critico, lotta al conformismo,  consapevolezza di essere una potenza culturale. E un’altra parola che risuona tra gli ospiti: il coraggio. Tanti i rivoli di un dibattito appassionante che ha coinvolto la platea.

“Per un nuovo immaginario”

Entra subito nel vivo Mollicone, dando certezze a i giovani su una polemica puramente strumentale. “Rassicuro, ancora una volta, sia i ragazzi che tutta la filiera editoriale: da gennaio esisterà una Carta Cultura per i giovani: tutta questa polemica sulla 18App è una tempesta in un bicchier d’acqua”, esordisce. “Abbiamo il diritto e il dovere di riformare, perché è questo il mandato che ci hanno dato gli italiani. Nel rispetto delle iniziative che hanno funzionato e anche nel cambiare quello che non ha funzionato: le truffe con la Carta, la platea eccessivamente estesa: vogliamo dare la Carta ai giovani ma stabilendo un tetto dell’Isee; mantenendo tutte le categorie dei vari campi di fruizione”.

Mollicone: “E’ finita l’era Franceschini”

E poi una notizia: “Il Fus non esisterà più! Mi dispiace per l’ex ministro Franceschini, se ne dovrà fare una ragione… E’ finita l’era Franceschini!“. “Ci sarà – spiega il Fondo nazionale per lo Spettacolo”, anticipa durante la tavola rotonda. Al dibattito l’immaginario è presente al gran completo: Televisione, cinema, letteratura, arte.

Giampaolo Rossi e l’invito agli “Intellettuali coraggiosi”

Giampaolo Rossi ha ricordato quando “un manipolo di coraggiosi, nel dicembre del 2012 ebbe il coraggio di restituire agli italiani il valore della politica. Era il tempo dei tecnici al governo“- ricorda la nascita di FdI. Allo stesso modo il suo appello sotto il profilo squisitamente culturale è rivolto agli “intellettuali coraggiosi” e a tutti quegli operatori al quale assegna un compito: “Non avere paura della memoria e liberarsi di ogni egemonia”. A tal riguardo Rossi si riconnette alla grande manifestazione del settembre scorso -“Liberiamo la cultura” alla Sala Umberto- per riaffermare il principio che nessuna egemonia deve sostituirsi a un’altra.

Giuli: “L’immaginario è un discorso unitario da sempre”

Concetto al quale si è collegato Alessandro Giuli: “Sgombriamo il campo da equivoci, che il Gran Tribunale dell’Inquisizione si aspetta oggi di vedere qui rappresentato su questo palco: un’esibizione di sciovinismo. Ebbene, nulla di tutto questo”, esordisce con ironia il neodirettore del Maxxi. Alludendo alle critiche che i censori della sinistra probabilmente si attendono da un governo di centrodestra in campo culturale. A questi va ricordato che “l’immaginario è un racconto unitario da sempre. Ha a che fare con la libertà d’espressione”. Per cui  “una cultura aperta e consapevole è capace anche di fare il lavoro della sinistra”, spiega Giuli, con il gusto del paradosso. Con riferimento a un mondo culturale che deve essere cosapevole di “non avere il monopolio del patriottismo”. Ma altresì consapevole che oltre ogni egemonia possa esserci un ricambio di idee e contenuti”.

Buttafuoco: “Riscoprire la cultura popolare contro ogni conformismo”

Pietrangelo Buttafuoco ha incendiato la platea richiamandosi al valore della cultura popolare, “fabbrica di ogni civiltà”. Il suo invito è a far sì che si ritrovi lo spirito con il quale un tempo la cultura alta di un grande come Carmelo Bene dialogava con la cultura televisiva di un Corrado a “Domenica in”; e il pubblico recepiva immeditamente i messaggi universali dell’arte, senza “distanze”. Da tempo non è più così, spiega Buttafuoco: “Ha prevalso un’ansia di conformismo”. Che lo spirito critico possa ritornare ad essere “pane di tutti”: questo il suo augurio.

Il ministro Sangiuliano: “La Cultura è libera affermazione dell’umano”

Attesissime la parole del ministro Sangiuliano che si è profuso in un lungo e dotto intervento. “La cultura deve essere anche rottura degli schemi; deve dire no al conformismo; la cultura non deve essere uno strumento politico e tanto meno uno strumento ideologico”, esordisce. “L’talia è la grande superpotenza culturale del Pianeta”. Partire da questa consapevolezza è la base. “La cultura deve essere una libera affermazione dell’umano. Per gli esseri umani, l’unico habitat naturale è quello che ci siamo costruiti noi in millenni di storia attraverso la cultura nelle sue multiformi manifestazioni. La cultura – ribadisce il ministro tra gli applausi – è la più alta espressione dell’umano e richiama la libertà. Il che significa anche rompere gli schemi, superare lo status quo. Se si annulla l’antitesi, in nome del conformismo, del totem politico e della dittatura del ‘politicamente corretto’, non c’è più dialettica e non c’è più possibilità di avanzare nella cultura”.

“L’unica egemonia che si può affermare è l’egemonia italiana”

Anche il ministro, come più volte sottolineato, ribadisce un punto fermo: “Nessuno vuole sostituire alla vecchia egemonia gramsciana di sinistra una nuova egemonia: tutti noi qui presenti abbiamo subìto pregiudizi che non vogliamo dare agli altri. Credo che l’unica egemonia che si potrebbe tentare di affermare è l’egemonia italiana, quel pensiero italiano che per troppo tempo è stato accantonato in nome di un provincialismo esterofilo. Ora – conclude – dobbiamo tornare all’aria aperta”, è l’esortazione finale del ministro della Cultura, tratta – a proposito del rapporto post-positivista fra Croce e Gentile – dal ‘Profilo ideologico del Novecento italiano’ di Norberto Bobbio.

 

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