Donzelli si racconta: “A Scienze politiche i compagni mi misero a testa in giù dal terzo piano”

10 Dic 2022 19:21 - di Redazione
Donzelli

Giovanni Donzelli, cui Giorgia Meloni ha affidato la macchina organizzativa del partito, si racconta a Sette, il settimanale del Corriere della sera. Ha conosciuto la leader di FdI nel 1999, «fuori dal liceo Michelangiolo, nella mia Firenze, durante un volantinaggio contro le falsità nei libri di testo. Giorgia e Francesco Lollobrigida vennero da Roma».

Donzelli: “Vengo da una famiglia di sinistra”

Parla anche della sua scelta controcorrente, in una famiglia di sinistra: «I miei erano di sinistra, ma aperti e tolleranti. Mio padre, che ho perso quando avevo 18 anni, aveva la tessera del Psi. Iniziai a interessarmi di politica dopo le stragi di mafia e Tangentopoli, con il Msi che fu l’unico partito a non essere coinvolto. E rimasi colpito dai ragazzi del Fronte della gioventù ai funerali e di Borsellino. Nell’immaginario di casa, la destra erano “quelli sbagliati”. A mia madre dissi che mi ero iscritto al Fuan e si mise a piangere. A mio nonno, anche lui socialista e antifascista, a pranzo andò il boccone di traverso…».

Gli anni difficili all’Università

Una fede politica mai messa in discussione, nonostante le botte all’università: «Erano quelli di sinistra che mi picchiavano, io mi difendevo. Una volta, a Scienze politiche, mi misero a testa in giù dal terzo piano, tenendomi per le caviglie. Ho subìto di tutto, ma ho sempre difeso le mie idee».

Inoltre, non vuole farsi risucchiare dalla politica romana: «La sera mangio a casa. Con l’amico e collega Andrea Delmastro condivido un doppio monolocale, con cucina in comune. È autodifesa, sopravvivenza. È l’unico modo per non farsi risucchiare dal vortice di Roma. Perché altrimenti ti ritrovi a letto alle 3 di notte senza aver compicciato nulla, e la mattina non sei lucido».

I punti di riferimento

Nel suo pantheon ci sono cinque nomi: «Giorgio Almirante e Giuseppe Tatarella, i primi a teorizzare l’allargamento della destra. Paolo Borsellino, perché pur essendo uomo di destra da magistrato non ha mai servito la destra, ma l’Italia. Adriano Olivetti, un imprenditore illuminato. E Stefano Bertacco, nostro capogruppo al Senato, morto nella scorsa legislatura».

 

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