Non facciano i maestrini: le ambiguità su Nato e Ucraina stanno tutte a sinistra

21 Ott 2022 10:17 - di Sveva Ferri
letta

L’ipocrisia, la “distrazione” chirurgica e la memoria corta come segni distintivi. La sinistra non perde mai occasione per ricordare quale sia la cifra della sua politica. E così, ieri, di nuovo, all’uscita dalle consultazioni, Enrico Letta in testa, è stato tutto uno sfoggio di preoccupazioni e allarmi per la collocazione internazionale e al fianco dell’Ucraina dell’Italia con il governo di centrodestra. «O c’è un governo europeista e atlantista o sarà un governo che non è in grado di governare, non avrebbe l’energia, la forza e il sostegno nel Paese necessario», ha ammonito il segretario Pd, dopo i colloqui della sua delegazione con Sergio Mattarella. Una decisa lezione di governo, che come sempre va riletta alla luce del consueto “fate come dico io, ma non fate come faccio io” della sinistra.

L’ipocrisia delle posizioni di Letta

Il Letta che vuole dare lezioni di atlantismo e distanze da Putin, infatti, è lo stesso Letta che quando era presidente del Consiglio legò mani e piedi l’Italia alle forniture di gas russo, che firmò poco meno di una trentina di accordi con Putin e che, unico fra i grandi leader occidentali andò alle Olimpiadi di Sochi a “baciare la pantofola”, si disse allora, al leader del Cremlino. Dice: ma è roba vecchia di quasi dieci anni. Vero. Ma, prima di tutto, la sinistra non si fa mai scrupolo a tirare fuori roba vecchia non di dieci, ma magari di 70 anni. Secondo, non c’è poi bisogno di andare così indietro nel tempo per ritrovare parole, atteggiamenti e prese di posizione che dimostrano che se in Italia c’è qualcuno che ha tentazioni filo-putiniane o che finiscono per caratterizzarsi come favori allo zar quello non solo sta nel campo della sinistra, ma Letta se lo porta a braccetto serenamente quando non se lo tiene proprio in casa.

Il Pd e le ambiguità sull’invio di armi in Ucraina

Prendiamo il caso di Elly Schlein, “astro nascente” in casa Pd, tanto da essere indicata anche papabile alla successione di Letta. Sette mesi fa, non sette anni fa, si dichiarava piuttosto critica sull’invio di armi in Ucraina, perché «la pace non fa con le armi». Una posizione che ha tentato di mitigare qualche tempo dopo, in piena campagna elettorale, arrampicandosi sulla necessità di dialogo, senza però riuscire ad assumere neanche in quella occasione una posizione netta.

Ma per Letta non è un problema andare a braccetto con Fratoianni

C’è poi il caso dell’alleanza con i Verdi e Sinistra Italiana, nelle cui file militano i più fieri sostenitori del no alle armi all’Ucraina e di posizioni quanto scivolose sull’atlantismo, vedasi il voto contrario di Fratoianni alla Svezia e alla Finlandia nella Nato. Eppure questo non ha impedito a Letta di presentarcisi insieme alle elezioni.

Il flirt con Giuseppe Conte, che dice: «L’invio di armi non è più necessario»

E c’è Giuseppe Conte, che la questione delle armi in Ucraina l’ha buttata pure dentro al calderone dei pretesti con cui poi ha fatto mancare la fiducia al governo Draghi, così caro a Letta. Conte, anche lui ieri, dopo le consultazioni al Quirinale, ha fatto sapere che per lui l’invio di armi «non è più necessario». Eppure in casa Pd si continua ad accarezzare l’idea di riunione prima o poi sotto lo stesso cappello tutte le opposizioni per fare argine a questo pericolosissimo, preoccupantissimo, allarmantissimo governo di centrodestra, i cui partiti mai hanno fatto mancare, nei voti e nelle dichiarazioni, il proprio sostegno all’Ucraina, continuando invece sempre a rinsaldare la posizione atlantista dell’Italia.

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