Nicola Zingaretti prova a difendere l’indifendibile Letta. E fa un buco nell’acqua

17 Ott 2022 15:26 - di Fulvio Carro
zingaretti

Nicola Zingaretti sempre peggio. Tace a lungo sulle minacce ricevute da Ignazio La Russa. E trova la forza di parlare solo per difendere l’indifendibile. E cioè, il “caro Letta” che gironzola per l’Europa gettando discredito sull’Italia. «Se Giorgia Meloni è abituata a dare ordini, li dia ai suoi e a chi la segue», dice. Il riferimento è alla reazione della leader di FdI alle parole del capo Pd. «In democrazia non si danno ordini alle opposizioni. Perché in democrazia si governa, non si comanda».

Lollobrigida, il caso Letta e Zingaretti

Molte le reazioni alla sua esternazione. «Dopo aver trascorso gli ultimi anni a denigrare l’opposizione e a spiegarci addirittura come sarebbe dovuta essere la destra italiana, il Pd accusa Giorgia Meloni e Fdi di voler comprimere l’azione politica della sinistra all’opposizione», afferma Francesco Lollobrigida. Questo, «per il sol fatto di aver definito inaccettabili le gravi dichiarazioni di Letta, fatte oltretutto dall’estero, rivolte alla seconda e alla terza carica dello Stato. Ruoli istituzionali, degni di rispetto perché previsti nella nostra Costituzione ed eletti secondo le modalità in essa contenute con ampie maggioranze».

«Non si va all’estero ad insultare»

«Insultare le Istituzioni solo perché non si riesce ad occuparle per volontà popolare è – ha rimarcato Lollobrigida – un atteggiamento grave e in contrasto con i principi dello stato di diritto e del buon costume democratico di cui troppo spesso la sinistra si riempie la bocca senza capirne il significato. Quindi, i colleghi Letta, Provenzano, Serracchiani, Zingaretti non facciano finta di non capire: un segretario di partito, che sia di opposizione o di maggioranza, che va all’estero ad insultare e delegittimare la seconda e la terza carica dello Stato è semplicemente inopportuno. E arreca un gravissimo danno all’Italia, prim’ancora che ai diretti interessati. Il livore e l’amarezza di questa sinistra per le continue sconfitte elettorali non giustificano una reazione tesa ad indebolire il nostro Paese».

Colosimo a Zingaretti: chi tace è complice

Ma non solo. Chiara Colosimo sferra un duro attacco: «È indecente il silenzio del Pd sulle minacce con la stella a cinque punte contro il presidente del Senato, Ignazio La Russa, comparse sulle serrande della sede di Fratelli d’Italia alla Garbatella. Possibile che il presidente della Regione Lazio Zingaretti, il sindaco di Roma Gualtieri e il presidente del Municipio Roma VIII Ciaccheri non abbiano ancora condannato l’episodio ed espresso solidarietà alla seconda carica dello Stato? Chi tace è complice».

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