GfVip, gli psichiatri contro gli autori: Bellavia «andava protetto, non doveva entrare nella casa»

4 Ott 2022 15:01 - di Agnese Russo
bellavia

Non solo il comportamento degli altri concorrenti, ma anche quello degli autori. La Società italiana di psichiatria interviene sul caso del Grande Fratello Vip, dopo l’uscita di Marco Bellavia che aveva parlato della propria depressione, suscitando poi in alcuni ospiti della casa non sentimenti di solidarietà, ma comportamenti che da molti sono stati giudicati come atti di bullismo. Massimo di Giannantonio ed Enrico Zanalda, co-presidenti della Sip, infatti, oltre a stigmatizzare questi atteggiamenti hanno anche puntato l’indice contro «la grave superficialità» di chi ha scelto di far entrare nella casa «una persona che andava protetta e tutelata».

La Sip: quello che è successo nella casa è «specchio della nostra società»

Per i vertici della Sip quello che è accaduto nella casa del GfVip in relazione alla depressione di Bellavia è indice «non solo indifferenza, ma anche grave ignoranza, emblema di quello che succede molto diffusamente nella realtà e specchio della nostra società che stigmatizza le malattie mentali». «Una lacuna gravissima se si considera – hanno proseguito – che nel nostro paese sono ben 4 milioni le persone con disagio psichico». «Come sempre ciò che riguarda la salute e l’equilibrio mentale è visto come qualcosa di astratto, aleatorio e impalpabile, per cui non si comprende e si tende a non credere al grave e complesso disagio che si cela dietro a un disturbo psichico», hanno sottolineato, ricordando come spesso di registrino ritardi anche di anni nella diagnosi, con conseguenze sul decorso della malattia.

Gli psichiatri contro «la superficialità e mancanza di rispetto» degli autori

Parlando di «mancanza di solidarietà umana, scarsa sensibilità e indifferenza anche difensiva per tenere lontano il dolore che può essere spaventoso di chi mostra la propria fragilità», di Giannantonio e Zanalda hanno poi chiarito di considerare «anche grave la superficialità e la mancanza di rispetto di coloro che hanno ammesso al gioco questo concorrente con gravi conseguenze sul suo stato psichico ed emotivo». «Una persona – ha specificato di Giannantonio – che andava protetta e tutelata rispetto alle gravi conseguenze che ne ha avuto».

L’auspicio che «non si tratti del solito tritacarne televisivo»

«Speriamo – hanno quindi concluso i co-presidenti della Società italiana di psichiatria – che non si tratti del solito tritacarne televisivo che usa storie di disagio per sfruttarne mediaticamente il dramma. Ci auguriamo che almeno quanto accaduto lasci traccia sull’opinione pubblica e sugli autori del programma, in un’ottica – hanno concluso di Giannantonio e Zanalda – di avanzamento sulla conoscenza del disturbo mentale e della costruzione di una nuova sensibilità».

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