Birmania, nuova condanna per Aung San Suu Kyi. La pena per l’ex icona pacifista sale a 26 anni

12 Ott 2022 13:58 - di Eugenio Battisti

L’ex leader birmana Aung San Suu Kyi, estromessa dal potere dopo un colpo di stato militare nel febbraio 2021, è stata condannata ad altri sei anni di carcere per due casi di corruzione. La storica attivista, Nobel per la pace, 77 anni, da giugno è in isolamento in una prigione di Naypyidaw.

Birmania, nuova condanna per Aung San Suu Kyi

Arrestata a febbraio del 2021, insieme a tutti i principali politici del partito di maggioranza, l’icona della sinistra e paladina dei diritti umani e della democrazia era già stata condannata a 20 anni di reclusione per varie accuse. Un tribunale del Myanmar governato dall’esercito ha ulteriormente allungato la condanna. Lo hanno confermato fonti giudiziarie alla Dpa riprese da agenzie internazionali.

Per il premio Nobel la pena si allunga a 26 anni di carcere

Si tratta dell’ultima di una raffica di condanne per Suu Kyi, tra i principali artefici della persecuzione della minoranza musulmana, dopo il golpe militare. La pena detentiva del premio Nobel per la pace è stata estesa a un totale di 26 anni per corruzione, istigazione, violazione delle regole del Covid-19, frode elettorale e violazione della legge sui segreti ufficiali. Le ultime accuse riguarderebbero una tangente di 550mila dollari ricevuta Maung Weik, un magnate condannato per traffico di droga.

Il procedimento si è svolto a porte chiuse

Il procedimento si è svolto a porte chiuse e gli avvocati di Suu Kyi non sono autorizzati a parlare con i media. Il Myanmar è in subbuglio politico dal colpo di stato del 1° febbraio 2021. L’attivista pacifista ha sempre respinto tutte le accuse nei suoi confronti. Che vanno dalla corruzione alla violazione delle norme per contenere il coronavirus. E persino all’importazione e detenzione illegale di walkie-talkie.

La controversa icona del pacifismo mondiale

Se Amnesty international e la comunità internazionale hanno sempre difeso l’attivista denunciando un complotto del regime, il giudizio generale è che da quando è andata al potere non ha cambiato in nulla le sorti della Birmania. Anzi, le persecuzioni ai danni delle minoranze musulmane e Rohingya sono proseguite, mentre il Myanmar è scivolato sempre più nella crisi economica e sociale.

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