Alessia Piperno è nel carcere di Evin a Teheran. Troppo riflettori, ora gli amici chiedono silenzio

5 Ott 2022 12:49 - di Alessandra Parisi

Le notizie su Alessia Piperno, la viaggiatrice solitaria italiana arrestata in Iran, arrivano con il contagocce. L’ultima notizia, diffusa dall’Ansa, riguarda la prigione: la donna si troverebbe nel carcere di Evin a Teheran. Sarebbe stata portata lì subito dopo il fermo, avvenuto, secondo la ricostruzione del papà Alberto, il 28 settembre giorno del suo compleanno. Da lì Alessia avrebbe telefonato alla famiglia in Italia chiedendo aiuto.

Alessia Piperno nel carcere di Evin a Teheran

La Farnesina, in costante contato con l’ambasciata italiana nella capitale iraniana, è al lavoro per fare luce sui motivi dell’arresto. E mettere fine alla drammatica vicenda.
Secondo le ultime ricostruzioni, la trentenne romana, da due mesi e mezzo in Iran con alcuni compagni di viaggio, avrebbe trascorso un periodo anche nel Kurdistan iraniano,  zona costantemente monitorata per via delle istanze anti regime.

La Farnesina al lavoro sui motivi dell’arresto

Dopo il clamore seguito al post dei familiari e i riflettori accesi sul personaggio, fonti autorevoli chiedono di tenere un profilo basso. Di mantenere il silenzio per non  compromettere i tentativi per riportare in Italia la donna. Anche perché, si sottolinea, sarebbe in atto la volontà di politicizzare l’arresto. Due giorni dopo la scomparsa le autorità iraniane hanno diffuso una stringata nota in cui comunicavano il fermo di 9 persone di nazionalità europea. Durante le proteste contro il regime scoppiate in seguito alla morte di Mahsa Amini, uccisa per non aver indossato il velo in modo ‘corretto’.

I post su Instagram e il racconto degli scontri

Il sospetto, tutto da verificare, è che la trentenne romana abbia preso parte alle proteste.
La Farnesina in questi giorni sta lavorando proprio per capire i motivi dell’arresto. Tra le ipotesi anche la scadenza del visto.  In uno degli ultimi post scritti su Instagram, la Piperno raccontava della manifestazioni di piazza contro il regime. “Qui la gente rischia la vita per la libertà”, scriveva. In una delle storia anche il racconto l’arrivo nel suo ostello di donne, due uomini e due bambini per chiedere spaventati dagli scontri. “Ho chiuso la porta dell’ostello mentre la gente urlava per le strade. Dopo nemmeno 30 secondi ho sentito bussare violentemente alla porta dell’ostello. Erano due donne, due uomini e due bambini. Tossivano bruscamente per aver respirato il gas, e la donna più anziana aveva un attacco d’asma e di panico. ‘Milk, milk’. Urlavano. Mentre gli passavo un bicchiere d’acqua. In quei secondi mi è sembrato di non capirci niente. Il caos mi aveva seguito dentro quelle mura”.

Gli amici di Alessia chiedono silenzio e rispetto

In queste ore gli amici di Alessia si mobilitano per chiedere silenzio e rispetto. E sottolineano che non era andata in Iran per mettersi nei guai: basta criticare. “Forse d’ora in poi ci conviene stare un po’ zitti e sperare solamente di rivederla presto – scrivono sui social Deborah e Terence, che hanno conosciuto la ragazza nel loro soggiorno in Iran -. Alessia poteva essere chiunque tra noi. Ti aspettiamo”.  “Non crediamo che Alessia avrebbe voluto tutto questo interesse per la sua sfera privata. Tanto meno la sua famiglia. Da quel che sappiamo i giornalisti si sono appostati fuori dalla casa dei genitori di Alessia e pure noi stiamo ricevendo messaggi per interviste o ricostruzioni. Non c’è niente da aggiungere, nessuno sa quel che è successo, quello che si sa è già stato detto…tutto il resto sono supposizioni”.

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