Scuola, 7 stranieri e un solo italiano in classe: integrazione impossibile. E il ministero chiude l’Istituto

5 Set 2022 18:15 - di Bianca Conte
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Fa discutere il caso di una scuola della cittadina di Pietrabruna, nell’Imperiese, dove una classe che avrebbe ospitato sette alunni stranieri e uno italiano, ha indotto il Ministero a chiudere l’istituto. E, conseguentemente, a trasferire gli alunni in una sede alternativa a San Lorenzo al Mare. Ma qualche chilometro di distanza, da raggiungere con un automezzo messo a disposizione dal Comune, ha generato dissapore nelle famiglie. Tanto che La Stampa rilancia il caso e mette l’accento – oltre che sulle problematiche logistiche di tempo e mezzi da investire tra andata e ritorno delle lezioni – anche sulle perplessità che le disposizioni arrivate dall’ufficio scolastico regionale hanno innescato negli abitanti della zona. A partire dal sindaco Massimo Rosso.

Sette alunni stranieri e un solo italiano in classe: il caso della scuola di Pietrabruna

Nella scuola che sta per riaprire i battenti, non mancano solo i docenti, ma anche gli alunni italiani. Un amaro riscontro sul calo demografico che attanaglia il Belpaese e che, nel caso di una cittadina dell’Imperiese, Pietrabruna, ha scatenato polemiche sul fronte pratico e innescato le solite levate di scudi da parte di chi approfitta di qualsiasi occasione per propinare il solito mantra dell’integrazione rinnegata. Eppure, a ben vedere, nel caso in oggetto l’integrazione viene a mancare non per l’esclusione arbitraria o giuridica dei piccoli studenti immigrati. Ma per la totale assenza di compagni di classe italiani

Un gap al contrario: non c’è possibilità d’integrazione con una totale assenza di compagni di classe italiani

Ora, va precisato che in questo caso spauracchi razzisti o sirene buoniste non c’entrano nulla. Il fatto che alla scuola dell’entroterra imperiese ci sia una classe elementare con 7 alunni stranieri e 1 solo bambino italiano, costituisce infatti, in realtà, un enorme passo indietro. E rappresenta il contrario di una buona integrazione che, viceversa, significa stare insieme, italiani e stranieri, per darsi le stesse regole e praticare un’idea comune della cittadinanza. La scuola, non c’è dubbio, è il luogo dell’integrazione per eccellenza: ma in questo caso in cosa risiederebbero l’idea di scambio, reciprocità e integrazione?

Calo demografico, gli italiani fanno sempre meno figli

Del resto, che nel Belpaese in crisi, stretto nella morsa di recessione e inflazione. E dove il controllo sui flussi migratori è ridotto a un colabrodo da anni e anni, non è certo una novità che si facciano sempre meno figli. A fronte, di contro, di famiglie di immigrati decisamente più numerose. Una realtà sancita da indagini demoscopiche e quotidianità scolastica, su cui sempre più spesso, negli ultimi anni, sono intervenuti genitori e insegnanti, denunciando proprio il gap al contrario.

Sempre meno alunni italiani in classe: una realtà che incide anche sulla scuola

Come nel caso della preside di un istituto comprensivo di Mestre che già 5 anni fa, viste le sproporzioni in atto, si vide costretta a fissare una soglia massima di 40% di alunni stranieri in ogni classe. E che, chiamata a giustificarsi, in una lettera aperta riportata da Il Giornale mise nero su bianco quella che era una realtà già in atto: «Le ragioni di questa decisione – scrisse la dirigente scolastica – sono ben lontane da questioni politiche. La mia è una scelta di gestibilità. L’andamento che sta prendendo questo istituto non va bene. Con numeri di questo tipo non siamo in grado di garantire la qualità dell’istruzione né ai bambini italiani né a quelli stranieri».

La lettera di una preside che fissò una soglia per regolare l’equilibrio multietnico

E ancora. La preside parlò apertamente di sezioni “ghetto”, spiegando: «Le classi monoetniche sono un problema ancora più grosso, non c’è arricchimento. Il nodo dell’inclusione viene bypassato. E ancora: «Se tutte le famiglie di una classe sono bengalesi – proseguì – il confronto e la contaminazione reciproca con la cultura italiana diventano quasi impossibili». Ecco, al netto di differenze logistiche e immancabili recriminazioni di sorta, crediamo che l’esempio citato calzi a pennello con quanto accaduto e disposto per la scuola di Pietrabruna. Con buona pace di chi, specie in campagna elettorale, non vede altro che orchi e streghe all’angolo di ogni strada. E persino in classe…

 

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