“Finanziò la campagna elettorale coi fondi per l’Amazzonia”: condannato l’assessore D’Amato

2 Set 2022 20:11 - di Guido Liberati
D'Amato

Dopo lo scandalo Ruberti, ennesima tegola per il Pd in vista delle elezioni alla Regione Lazio: Alessio D’Amato, assessore alla Sanità, tra i candidati alla successione di Nicola Zingaretti come governatore, è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire, insieme ad altri responsabili, 275 mila euro.

L’assessore Pd D’Amato era all’epoca capogruppo dei Comunisti alla Pisana

Secondo la Procura contabile, i 275 mila euro di fondi regionali diretti all’associazione “Fondazione Italia-Amazzonia onlus”, che dovevano servire a un progetto in sostegno delle popolazioni amazzoniche, sarebbero stati utilizzati per finanziare indebitamente “l’attività politica e di propaganda elettorale” svolta dall’associazione Rosso Verde – Sinistra europea ed entrambe le associazioni avrebbero fatto riferimento a D’Amato, allora capogruppo dei Comunisti italiani alla Pisana.

Sul fronte penale l’inchiesta è andata per le lunghe: finita in prescrizione

Il danno erariale rischia di compromettere definitivamente la sua corsa e sposta gli equilibri e le alleanze in vista della prossima campagna elettorale per le regionali. Sul fronte penale, l’inchiesta aperta per truffa è finita in prescrizione, ma il lungo tempo trascorso dai fatti non ha evitato all’assessore la condanna su quello contabile. Condannati pure i collaboratori Barbara Concutelli ed Egidio Schiavetti, mentre è stata assolta Simona Sinibaldi. I giudici della Corte dei Conti del Lazio hanno inoltre sottolineato che la stessa Regione non si sarebbe finora preoccupata di recuperare quel denaro.

“Uno schiaffo al sistema sinistra: da Lady Asl a Lord Amazzonia”

“La condanna dell’assessore D’Amato da parte della Corte dei Conti, è l’ennesimo schiaffo al ‘sistema sinistra’, fatto di personaggi che amministrano la cosa pubblica e fanno politica con senso di arroganza, spregiudicatezza e impunità. Rivolgiamo un appello accorato a D’Amato, oltre a restituire i 275 mila euro, dal momento che è innegabilmente finito in una zona d’ombra e ha fatto una pessima figura dinanzi a elettori e cittadini del Lazio, per l’importanza del ruolo che ricopre all’interno dell’amministrazione regionale, dove la sanità è l’attività primaria dell’operato politico dell’ente, lasci anzitempo l’incarico di assessore e si dimetta. Che fine ingloriosa da Lady Asl… a lord Amazzonia!”. Così in una nota il consigliere regionale della Lega nel Lazio, Daniele Giannini, membro della Commissione Sanità.

Ghera (Fratelli d’Italia): “Al di là della sentenza D’Amato è condannato politicamente”

“Fermo restando che le sentenze, sono di competenza della magistratura, in questo caso quella contabile, sull’operato politico dell’Assessore alla Sanità pende ben altro giudizio, quello dei cittadini del Lazio, che sperimentano ogni giorno gli effetti negativi della sua gestione. Migliaia di posti letto tagliati, ospedali chiusi o depotenziati, carenza di personale medico e infermieristico, liste d’attesa annuali, pronto soccorso al collasso e una gestione inefficace e opaca della pandemia, con diverse operazioni discutibili sulla creazione dei reparti Covid, sulle forniture dei dispositivi di protezione. Saranno le cose non fatte e quelle fatte male, a condannare D’Amato e Zingaretti per manifesta incapacità”. Così in una nota Fabrizio Ghera, capogruppo di FdI alla Regione Lazio, riferendosi alla condanna della Corte dei Conti per l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato.

La nota dell’assessore D’Amato: “Sono fatti risalenti a oltre 15 anni fa”

“Mi considero totalmente estraneo ai fatti risalenti ad oltre 15 anni fa – dice Alessio D’Amato, sostenendo di avere appreso della sentenza dai giornali – senza che peraltro sia stata fornita prova alcuna di un atto o fatto da me compiuto, rilevo che nonostante la procura regionale della Corte dei Conti per ben tre volte avesse aderito alle richieste procedurali dei miei difensori per ben tre volte e con motivazioni infondate e sorprendenti sono state respinte con verbali che non corrispondono all’effettivo svolgimento del giudizio e per questo motivo – annuncia D’Amato – sarà depositato un dettagliato esposto al consiglio di presidenza della Corte dei Conti e una denuncia per falso ideologico alla Procura della Repubblica di Roma. Sono assolutamente sereno e fiducioso nel giudizio di appello e continuo il mio lavoro al servizio dei cittadini”.

D'Amato Attonito

 

 

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