Di Maio sfida Conte dalla trincea del RdC: «Io l’ho fatto, io lo difendo, io lo miglioro»

13 Set 2022 13:22 - di Michele Pezza
Di Maio

È proprio vero che spesso il patriottismo è l’ultimo rifugio dei furfanti. Di certo lo è nel caso di Luigi Di Maio, che si ricorda del Sud e dell’autonomia differenziata «a vantaggio del Nord» solo in campagna elettorale e solo a Napoli. Peccato che solo tre anni fa auspicasse l’esatto contrario. E neppure si accorge di sfondare la soglia del ridicolo, parlando – dall’alto del suo zerovirgolaqualcosa per cento – di «voto utile» e di difesa del reddito di cittadinanza «perché io l’ho fatto, io lo difendo e io lo miglioro». Tuttavia, c’è da capirlo: è ministro degli Esteri in carica e per mantenere quella poltrona ancora per qualche mese non ha esitato a promuovere una scissione nel movimento di cui è stato capo politico.

Di Maio ha parlato a Napoli

Per cui accorgersi ora che la sigla da lui inventata non schioda da percentuali da albumina mentre lo “scisso” Giuseppe Conte è in ripresa nei sondaggi, non è certo motivo di buon umore. Ma tant’è: per sua fortuna Di Maio appartiene a quella categoria di politici che ritengono una dote l’arte di ingannare se stessi come presupposto per ingannare gli altri. E perciò dispensa ottimismo, pur consapevole che dalle sue parti non c’è motivo perché abbondi. La favola del «voto utile» non incanta più nessuno, ammesso lo abbia fatto in precedenza. Così come è inutile invocare il Rosatellum. «È la legge elettorale che lo dice: o una coalizione o l’altra. Altri voti a Conte o Calenda, rischiano di favorire la Meloni», ha argomentato parlando nel centro storico della città.

«Solo la nostra coalizione può fermare la Meloni»

Peccato per lui, per il Pd e per l’anemico Impegno Civico che la stragrande maggioranza dell’elettorato voterà per ragioni diverse da quelle invocate da Di Maio. Che non a caso prima prova a indossare i panni del meridionalista incompreso («il Sud è il grande assente di questa campagna elettorale») e poi del Pancho VillaSalvini ha detto che per prima cosa vuole fare l’autonomia differenziata. Io, invece, voglio approvare il decreto taglia bollette»). Purtroppo per lui, gli italiani hanno imparato a conoscerlo bene come uno che ha pensato solo a durare. E sanno che di uno non ci si può fidare.

 

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