Danni al Nord Stream, la Svezia: opera di uno Stato. Mosca: prove che l’Occidente è coinvolto

30 Set 2022 14:03 - di Paolo Lami

E’ “molto probabile”, sostiene il ministro svedese dell’Energia Khashayar Farmanbar, a margine del Consiglio straordinario a Bruxelles, che le falle nei gasdotti transbaltici Nord Stream 1 e 2 siano state prodotte “deliberatamente” ed è “molto improbabile che siano opera di soggetti diversi da uno Stato“, dato che “non sono state rilevate in anticipo”.

L’episodio del danneggiamento del Nord Stream deve essere visto nell’ambito dell’attuale situazione sotto il profilo della sicurezza”, aggiunge. Ora, conclude, “dovremo indagare bene su quello che è successo”.

Intanto la Guardia costiera svedese rivela che è diminuita la quantità di gas che sta fuoriuscendo dalle falle scoperte sui gasdotti Nord Stream che transitano dalla zona economica esclusiva della Svezia e, in particolare, – dopo aver osservato la situazione dall’alto – annota che è diminuito il flusso di gas in uscita dalla più piccola delle due falle.

La Guardia costiera svedese ha inoltre sottolineato che le navi in zona ora dovranno mantenere una distanza di sicurezza di 7 miglia marine, (poco meno di 13 chilometri), anziché 5 miglia marine, come in precedenza.

Le quattro perdite nel gasdotto Nord Stream si trovano vicino all’isola danese di Bornholm nel Mar Baltico e sono tutte in acque internazionali, due nelle zona economica esclusiva svedese e due in quella danese. Tre delle quattro perdite si trovano a pochi chilometri l’una dall’altra.

È il capo dell’Svr, i Servizi d’intelligence esterni russi, Sergei Naryshkin, citato dall’agenzia Tass, a dare la versione di Mosca secondo la quale la Russia è in possesso di “materiali” che dimostrerebbero un coinvolgimento dell’Occidente nelle esplosioni che hanno provocato una fuoriuscita di gas da Nord Stream 1 e 2.

Abbiamo già alcuni materiali che indicano il coinvolgimento occidentale nell’organizzazione e nell’attuazione di questo atto terroristico”, ha affermato Naryshkin lasciando immaginare che la raccolta di prove sia tuttora in corso e sottolineando che l’Occidente “sta facendo di tutto per nascondere i veri autori e organizzatori di questo atto terroristico internazionale”.

Quanto alla posizione degli Usa, solo una volta che sarà “completata” l’indagine sulla natura delle esplosioni che hanno provocato quattro fuoriuscite di gas dai Nord Stream 1 e 2 sarà possibile, sostiene il segretario alla Difesa americano, Lloyd Austin, al termine di un bilaterale alle Hawaii con il suo omologo filippino, Jose Faustino Jr., “determinare con certezza cosa sia successo”.

Secondo quanto riferito dalla Cnn, Austin – che nelle scorse ore ha parlato con il ministro della Difesa danese Morten Bodskov – ha dichiarato di aver offerto al governo di Copenaghen “tutta l’assistenza che gli Stati Uniti possono fornire”.

“Fino a quando non avremo ulteriori informazioni o saremo in grado di fare ulteriori analisi, non speculeremo su chi potrebbe essere stato il responsabile”, ha aggiunto il segretario alla Difesa statunitense.

Il “sabotaggio” del Nord Stream, un’opera costata miliardi pagati dalla Germania e dalla Russia è voluta dalla Merkel, è stato al centro di un colloquio tra il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ed il cancelliere tedesco, Olaf Scholz.

“Supportiamo le indagini in corso e una maggiore vigilanza della Nato”, ha twittato il segretario generale, che ha quindi ringraziato Scholz per “il continuo supporto della Germania all’Ucraina in questo momento critico”.

Secondo alcuni analisti polacchi che si occupano di difesa, invece, l’attacco al Nord Stream sarebbe stato condotto utilizzando droni subacquei Głuptak progettati e sviluppati dall’esperto polacco Pavel Zariczny che lavora per il settore Ricerca e Sviluppo della Marina polacca.

Di questa ricostruzione ne parla anche John Helmer è un giornalista americano, citato dal giornalista italiano Maurizio Blondet,  che vive in Russia e che si dichiara il corrispondente estero più longevo in servizio continuo nel Paese.

“L’operazione militare di lunedì notte – scrive Helmer – è stata eseguita dalla Marina polacca e dalle forze speciali aiutate dall’esercito danese e svedese”.

Il tutto sarebbe stato “pianificato e coordinato – sostiene Helmer – con l’intelligence e il supporto tecnico statunitensi” e, addirittura, “approvato dal primo ministro polacco Mateusz Morawiecki”.

Secondo Blondet, che cita Helmer, “l’operazione è una ripetizione dell’operazione Bornholm Bash dell’aprile 2021, dove la marina polacca ha tentato di sabotare le navi russe che posavano i tubi del gas”. Tubi di acciaio con uno spessore di 4 centimetri annegati nel calcestruzzo per danneggiare i quali, secondo l’esperto esplosivista Danilo Coppe, sarebbe stata sufficiente una carica cava.

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