Meloni maschilista? Terragni asfalta Aspesi e Murgia: perché le donne di sinistra vanno ai matti

19 Ago 2022 18:05 - di Augusta Cesari
Meloni

Meloni maschilista, non votatela: al dibattito velenoso quanto surreale scatenato da Natalia Aspesi su Repubblica risponde Marina Terragni, confutando del tutto l’anziana firma del quotidiano diretto da Molinari. La Aspesi ha preso un abbaglio colossale, ma tanto le è bastato per portarsi dietro una congrega di giornliste e scrittici, da Michela Murgia a Mirella Serri che non aspettavano altro che una pezza d’appoggio per delegittimare la Meloni prepier come “conquista” per le donne. C’è voluta una bella intervista di Francesco Borgonovo a Marina Terragni, giornalista, scrittice, attivista femminista preparata,  per rimettere ordine nella accuse strampalate alla leader di FdI. E’ stata lei a coordinare la stesura del documento in cui si ragionava sulla possibilità di creare un fronte unico femminile. La Aspesi lo ha preso a pretesto per invitare le femministe a non farsi abbindolare dalla Meloni, perché lei “pensa al maschile”.

Terragni: “Il nostro testo non parlava della Meloni. E’ stato travisato del tutto”

Anzitutto, la prima notizia è che in questo documento la Meloni non è mai citata. E’ la stessa Terragni su la Verità a stupirsi, pertanto, della reazione inconsulta suscitata: «Il testo citato da Aspesi è stato prodotto da donne che sono in rete da anni, e che per lo più fanno o hanno fatto riferimento alla sinistra. Ce ne sono alcune che invece di sinistra non sono. Abbiamo semplicemente proposto un orizzonte programmatico che andasse oltre il transumano e il post umano. Non abbiamo mai parlato di Giorgia Meloni, che non viene nemmeno citata nel testo. Mi sembra curioso che tutto questo sia diventato il “manifesto delle femministe che votano Meloni”. Ripeto, non la abbiamo neanche citata». Che dire? C’è un motivo per cui l’editorialista di Repubblica e chi l’ha seguita hanno preso d’aceto? Terragni è molto onesta intellettualmente e risponde: «A me pare che abbia fatto scandalo che delle femministe non abbiano scritto qualcosa tipo: “in quanto femministe di sinistra chiediamo al Pd…”». Insomma, la stesura di un documento che si rivolgesse oltre il perimetro della sinistra ha fatto andare su di giri parecchie.

Meloni, Terragni: “La sinistra non ha prodotto una donna di governo. Non lo accettano”

Contano le idee, non il sesso di un candidato/a, ha scritto la Aspesi. E la Terragni controbatte. «In ogni caso non si può dire che una donna che probabilmente diventerà premier non sia una novità storica. È oggettivamente così. Sia per chi la vota che per chi non la vota». Sul presunto maschilismo della Meloni la scrittrice e attivista è corrosiva: «Quindi, seguendo questo ragionamento, una donna che potrebbe diventare presidente del Consiglio ha di sicuro un pensiero maschile. Mentre l’alternativa, necessariamente un uomo, garantirebbe di più le donne. Fa pensare». E fa ridere. Il fatto che sta facendo andare al manicomio la sinistra è uno solo: «Io credo – ammette Terragni- che molti facciano fatica ad accettare che la destra abbia prodotto quel frutto: cioè una donna che può fare il capo di governo. Cosa che la sinistra non è stata in grado di fare».

“Noi contro l’utero in affitto e le derive gender: Letta e Zan non ci hanno ricevuto”

Non solo, ma il Pd in particolare non è in grado di ascoltare le istanze su temi come il contrasto all’utero in affitto o le derive dell’ideologia transgender sui quali le femministe stanno dando battaglia. Temi sui quali molte femministe si sono trovate più in sintonia con  la destra. Lo ammette la Terragni. “È successo negli ultimi anni con il femminismo gender critical. Questo femminismo peraltro sta crescendo in tutto il mondo”. Ebbene – racconta- si è tentato in tutti i modi di dialogare con il Partito democratico. “Ma da Enrico Letta solo silenzio, per non parlare di Alessandro Zan che ha parlato con tutti tranne che con noi”. Al che molte militanti storiche di gruppi come “Se non ora quando”, da sempre legate al Pd, perfino ex parlamentari del Pd, se ne sono proprio andate dal partito.

“Oggi c’è un’oggettiva guerra contro le madri”

Altro argomento surreale è che si guarda con sospetto la leader di FdI perché insiste sulla relazione fra femminilità e maternità. Come se le proposte per favorire le famiglie e le donne avessero un che di “paternalistico” e non riguardante il “femminile”. Come mai? Anche su questo punto la Aspesi e compagnia vengono confutate su tutta la linea. «Il femminismo della differenza da sempre ha dato centralità alla relazione materna. Uno dei testi fondativi è L’ordine simbolico della madre di Luisa Muraro, che risale al 1991. La relazione materna è centrale. Il che ovviamente non significa che tutte le donne debbano per forza essere madri». Le accuse che muovono alla Meloni sono del tutto decontestualizzate:  «Oggi c’è una oggettiva guerra contro le madri. (…) . Il ruolo materno è marginalizzato e mortificato».

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