La trattativa coi rosso-verdi agita Calenda: «Il Pd può cancellare il nostro patto, non annacquarlo»

5 Ago 2022 10:30 - di Giacomo Fabi
Calenda

Si agita Carlo Calenda. E non ha torto: i rumors che provengono da sinistra in direzione Pd non lasciano presagire nulla di buono per la tenuta del patto stipulato tre giorni fa con Enrico Letta. E così il leader di Azione corre a blindarlo attraverso ultimatum e aut-aut, finendo però così per segnalare più inquietudine che determinazione. Certo, la matassa dovrà scioglierla il segretario dem. Tocca a lui far quadrare il cerchio tra le velleità liberali di Calenda e e il radicalismo goscista di Fratoianni e Bonelli, i dioscuri della micro-coalizione rosso-verde.

Calenda: «Non m’importa niente di Di Maio»

Finora Letta è rimasto inchiodato alle supercazzole della «autonomia programmatica» nel quadro di una «coalizione larga». Un imbroglio che si potrebbe sintetizzare così: siamo alleati a condizione che non si parli di politica. «Dura minga», diceva Ernesto Calindri in una vecchia réclame del Carosello: non dura, non può durare. Del resto, basta leggere il tweet di Calenda per averne conferma:  «Non siamo disponibili a rivedere nessun punto di quanto sottoscritto. Ogni giorno vediamo aggiungere alla coalizione un partito zattera e iniziative incoerenti con quanto definito. Anche basta». L’eurodeputato è preoccupato anche del tramestio intorno agli ex-grillini.

«L’agenda-Draghi non si tocca»

Letta si è impegnato a risolvere anche la grana-Di Maio, scoppiata a seguito della decisione, condivisa con lo stesso Calenda, di non candidare «personalità divisive» nei collegi uninominali. «Della sorte di Di Maio, D’Incà, Di Stefano e compagnia non ce ne importa nulla – tuona il capo di Azione -. Prima tornano alle loro professioni precedenti meglio è per il Paese». Infine, l’altro punto dolente della vertenza: l’agenda-Draghi, definita solo ieri «impraticabile» dal duo Fratoianni-Bonelli. Ma Calenda non ci sta: «L’agenda del governo o è quella di Draghi o è quella dei no a tutto». Morale della favola: «L’accordo sottoscritto dal Pd è una scelta. Può essere cancellata ma non annacquata. Decidete».

 

 

 

 

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