Il Pd romano dilaniato: scontri violenti, accuse di tessere gonfiate, correnti in guerra

20 Ago 2022 11:58 - di Giorgia Castelli
Pd romano

Dalle parti del Pd romano l’aria è pesante. È difficile orientarsi tra rivalità e divisioni che durano da oltre vent’anni. A tratteggiare la storia del Pd romano è Repubblica che parte dagli scontri sulla politica nelle sezioni del Partito comunista italiano fino ad arrivare ai nostri giorni.

Pd romano, «delle sezioni è rimasto poco»

Eccone alcuni stralci. «”Che poi dentro ‘sta sezione se semo gonfiati pe’ er compromesso storico, to’ o ricordi Morico’?”. Gonfiati – scrive il quotidiano – a Roma sta per picchiati, al tempo in cui nelle sezioni del Partito comunista italiano ci si scannava sulla politica, a parlare era un militante della sezione Testaccio ripreso da Nanni Moretti nel documentario La Cosa, novembre 1989, dibattito congressuale su: restare comunisti o diventare cosa? Diventare cosa. Ormai nel Pd romano  – osserva il quotidiano – e nelle sue appendici laziali – da lustri teatro di faide, intrighi, scandali, “ciarpame”, parola dell’indigeno Roberto Morassut – si gonfiano solo lontano dalle sezioni, e per questioni poco politiche. Delle sezioni, comunque, è rimasto poco».

Pd romano e il dossier Barca

Poi il ricordo del dossier Barca.  «Quando nel 2015 l’ex ministro Fabrizio Barca fu incaricato dall’allora commissario romano Matteo Orfini di redigere un dossier sui circoli dem della Capitale il responso fu devastante – si legge su Repubblica – Tessere gonfiate, sezioni fantasma, “una su quattro è infetta”, scrisse Barca, e le tre ancora salvabili non gli impedirono di arrivare a queste conclusioni: “Partito cattivo e pericoloso, che lavora per gli eletti anziché per i cittadini e subisce inane le scorribande dei capibastone”».

Quando Bettini sentenziò…

Poco prima del report Barca, ricorda ancora Repubblica, «era scoppiata Mafia capitale, l’incerto Ignazio Marino a districarsi in mezzo a un Pd investito di arresti e infine di condanne, con il ras degli appalti Salvatore Buzzi che negli interrogatori ironizzava sulle correnti in guerra: “Ormai mi toccava paga’ due Pd”». E poi ancora. «”Nel partito romano – si legge ancora su Repubblica – ci sono associazioni a delinquere”, denunciò con preveggenza nel 2013 Marianna Madia (…). Addirittura quattro anni prima era stato Goffredo Bettini, per anni il dirigente più influente in città, a sentenziare: “Il Pd romano è corrotto”».

«Ventennale guerra di correnti locali»

Le conclusioni sono amare. «Orientarsi nella geografia – scrive ancora il quotidiano romano – della ventennale guerra di correnti locali è come entrare in un tunnel fuligginoso e senza uscita: in origine fu lo scontro tra dalemiani e veltroniani, poi tra bettiniani e dalemiani, quindi con la fondazione del Pd arrivarono a metterci del loro gli ex democristiani, gli zingarettiani fecero l’accordo con un pezzo di dalemiani, gli altri dalemiani litigarono con D’Alema. Claudio Mancini, la mente e il braccio del sindaco Roberto Gualtieri, è uno dei veterani di questa guerra, Bruno Astorre, il segretario regionale, sta con Dario Franceschini. È sulla designazione del possibile successore di Zingaretti alla presidenza della Regione  – si legge infine – che si è rimessa in moto la macchina dello scontro».

 

 

 

 

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