“Emanuela Orlandi rapita dalla banda della Magliana”. La rivelazione non stupisce il fratello Pietro: “Una pista da seguire”

6 Ago 2022 19:24 - di Penelope Corrado
Emanuela Orlandi, Renato De Pedis

“Mi ha davvero stupito l’attenzione intorno al verbale di Sarnataro, è una cosa vecchia e abbastanza scontata, dibattuta più volte durante l’inchiesta. Tuttavia, è una cosa positiva perché, secondo me, da quei personaggi può uscire fuori qualcosa. Io da quando hanno archiviato non faccio altro che raccogliere documenti”. Pietro Orlandi commenta così all’Adnkronos la pubblicazione del verbale di Salvatore Sarnataro nel quale raccontava ai poliziotti che era stato suo figlio Marco, morto un anno prima, a rapire la 15enne Emanuela su ordine del boss della Magliana Renatino De Pedis.

Il parere di Pietro Orlandi: “Questo verbale è vecchio, fu archiviato tutto”

“Capaldo ci credeva tantissimo a quelle dichiarazioni – spiega Pietro Orlandi – poi quando il procuratore di Roma Pignatone gli ha tolto l’incarico, venne archiviato. Lo stesso Pignatone, ora presidente del tribunale vaticano, in quella richiesta di archiviazione, dice che c’erano elementi indiziari che avevano avuto un riscontro sul ruolo di alcuni elementi della Banda della Magliana nel sequestro di Emanuela, ma invece di approfondirli fu deciso di archiviare tutto”.

“Sono sempre stato convinto che, non la Banda della Magliana, ma De Pedis abbia avuto un ruolo di manovalanza nel sequestro e che si sia avvalso di persone tra quelle citate da Sarnataro. Anche se poi i mandanti sono ben altri. Con l’avvocato stiamo raccogliendo una serie di documenti importanti – conclude – e spingendo presso la procura vaticana per condividere con loro le prove che abbiamo adesso a disposizione”.

Si chiamava Marco Sarnataro il presunto rapitore di Emanuela

“Dopo aver lungamente riflettuto ho deciso di riferire quanto appreso da mio figlio Marco alcuni anni fa in relazione alla vicenda di Emanuela Orlandi. Poco tempo dopo il sequestro, ricordo che eravamo a Regina Coeli sia io che mio figlio (accusati per spaccio e detenzione di armi, ndr). Quest’ultimo durante l’ora d’aria mi confessò di aver partecipato al sequestro dell’Orlandi: mi disse che per diversi giorni, sia lui che “Ciletto” (Angelo Cassani, ndr) e “Giggetto(Gianfranco Cerboni, ndr), pedinarono Orlandi per le vie di Roma su ordine di Renato De Pedis, da loro chiamato il “Presidente”. Mio figlio mi disse che dopo averla pedinata per alcuni giorni, ebbero da De Pedis l’ordine di prelevarla”. E’ quanto si legge in un verbale reso ai poliziotti da Salvatore Sarnataro a ottobre 2018 e pubblicato su Repubblica.

“Emanuela Orlandi fatta salire con una scusa su una Bmw a piazza Risorgimento”

Nel racconto dell’uomo, già noto alla giustizia, la confessione resa dal figlio morto però un anno prima, nel 2007. “Marco mi riferì che l’avevano fatta salire su una Bmw berlina a piazza Risorgimento ad una fermata dell’autobus. La ragazza – disse allora Sarnataro ai poliziotti – salì sulla macchina senza problemi. Almeno questo mi raccontò Marco. Mio figlio mi disse che erano stati sempre loro a prelevare la ragazzina non mi specificò se erano tutti e tre. Di certo c’era Marco e uno tra “Giggetto” e “Ciletto“, però potevano essere anche tutti e tre perché Marco usò l’espressione “l’abbiamo presa”. Quindi la condussero al laghetto dell’Eur dove li stava aspettando Sergio, che era l’autista e uomo di fiducia di De Pedis”.

“Stando al racconto di Marco, sia la ragazza che l’autovettura vennero prese in consegna da Sergio. Venni a sapere poi che mio figlio, per questa cortesia, ebbe in regalo una moto Suzuki 1100. Non mi ricordo se Marco mi disse chi gli avesse dato la moto, se Raffaele Pernasetti (esponente di spicco della Banda della Magliana, ndr), oppure un’altra persona. Io non so davvero perché Marco decise di raccontarmi del suo ruolo nel sequestro dell’Orlandi, io compresi subito che stava passando un periodo di paura”.

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