Crosetto: “Il centrodestra eviti facili promesse. Vogliamo andare al governo per recuperare il senso delle istituzioni”

6 Ago 2022 15:24 - di Luisa Perri
Crosetto governo

“Un limite del centrodestra? Affrontare la campagna elettorale come se vivessimo nel 1990 o nel 2000”: Intervistato oggi dal direttore del Foglio, il coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia, Guido Crosetto, parla di alcuni errori che il centrodestra di governo dovrebbe evitare. “Qualcuno nel centrodestra non ha capito bene in che contesto viviamo e affronta la campagna elettorale come se vivesse nel 1990 o nel 2000. Non si può pensare di promettere, promettere e promettere. Non si può pensare, dopo tutto quello che abbiamo visto, di governare con gli slogan, promettendo più debito pubblico, promettendo cose che non si possono realizzare. La politica è in una fase nuova. Non la definirei della responsabilità, la definirei, semmai, dello studio, del lavoro, della necessità di farsi in quattro per governare l’Italia, senza pensare di usare il governo come un taxi per incrementare il proprio consenso”.

Crosetto sul governo: “Servono ministri pronti a lavorare più in ufficio che sui social”

“Chiunque voglia andare a fare il ministro deve mettere in conto che le condizioni future dell’Italia renderanno compatibili con l’azione di governo solo persone disposte a stare dieci o dodici ore al giorno sui dossier, al lavoro. Solo persone – dice Crosetto a Claudio Cerasa – disposte a governare impegnandosi più negli atti legislativi che nelle attività sui social. Recuperare il senso delle istituzioni, per quel che mi riguarda, significa questo. Ed in questo, me lo consenta, Giorgia Meloni è unica ed imbattibile”.

“Calenda? Sarebbe stato più utile metà tra i due poli”

Crosetto, che si è dimesso da parlamentare nel 2019 e che da tempo è il coordinatore della segreteria di Fratelli d’Italia, dice ancora. “Se è un dovere anche il dialogo tra avversari? Lo è – dice ancora Crosetto – Penso per esempio a Giorgia e a Enrico Letta, che pur nelle differenze di vedute hanno un rapporto serio, e mentre penso a questo mi dico anche che mi auguro che il clima resti questo, un clima positivo, non offensivo, di lotta ma di rispetto”.

“Anche se resto convinto – prosegue il coordinatore di FdI – che per svelenire il clima un Carlo Calenda sarebbe stato più utile a metà tra i due poli, non all’interno di un polo. E lo dico perché in quel ruolo avrebbe probabilmente dato un contributo a rappresentare elettori che oggi faticano a identificarsi nei due poli e che sono alla ricerca di una nuova identità. E lo dico perché in quel ruolo sarebbe stato uno sprone positivo per tutti, per il centrodestra e per il centrosinistra, a migliorarsi, a far alzare l’asticella della sfida, a non fossilizzarsi sulla campagna comunisti contro fascisti”.

 

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