500 medici cubani in Calabria. Il presidente Occhiuto: “Siamo costretti, i concorsi vanno deserti”

18 Ago 2022 17:15 - di Penelope Corrado
medici cubani

Il ricorso a circa 500 medici cubani per far fronte alla carenza di specialisti in Calabria “è l’unica soluzione per non chiudere gli ospedali nella Regione, dove i concorsi per assumere camici bianchi sono andati deserti. Non ne vedo altre”. Lo spiega all’Adnkronos Salute Roberto Occhiuto, governatore della Calabria che ha siglato un accordo con il Governo di Cuba per assumere, a tempo determinato, 497 medici provenienti dall’isola caraibica, professionisti che cominceranno a lavorare nella Regione già da settembre. “Abbiamo problemi giganteschi per mancanza di camici bianchi – aggiunge – nei pronto soccorso dove ci sono turni con un medico soltanto. All’ospedale di Polistena, per esempio, si rischia di chiudere un reparto ogni settimana per l’impossibilità di fare i turni. E cosi altri ospedali: Rossano, Corigliano. E’ stata una scelta inevitabile”.

“L’alternativa era chiudere i reparti ospedalieri”

ll problema del reclutamento dei medici, continua Occhiuto, “non è solo calabrese. Ce l’hanno tutte le Regioni d’Italia. Non ci sono medici specializzati a sufficienza. Tutte le Regioni hanno difficoltà e ancor più la Calabria perché si tratta di un sistema sanitario che, purtroppo, non è attraente. I nostri concorsi, per assunzioni a tempo indeterminato, sono andati deserti; abbiamo assunto tutti gli specializzandi fino al terzo anno che si potevano assumere, ricorrendo alle opportunità offerte dal decreto Calabria. E comunque non è stato sufficiente. Con l’opportunità di ricorrere ai medici cubani abbiamo scelto, per primi, una strada alternativa”.

Una soluzione che vede sul piede di guerra i sindacati, a iniziare dalla Cgil. “Per noi esiste un solo regolamento ed è quello dell’applicazione integrale del contratto nazionale vigente nel nostro Paese. Avevo già avuto modo di comunicarlo in precedenza al presidente”. Lo scrive su Facebook il segretario generale della Cgil Calabria, Angelo Sposato.

Anelli: “Prima dei cubani bisognava ricorrere anche ai nostri medici pensionati”

Più sfumato il commento del presidente della Fnomceo, Filippo Anelli. “Non abbiamo nulla nei confronti dei colleghi cubani – premette il presidente dei medici italiani – ma vorremmo che, in ogni caso la qualità, che con estrema difficoltà in Italia abbiamo strenuamente voluto e che è frutto di un complesso percorso formativo, fosse garantita anche per i colleghi che vengono dall’estero. Temiamo che la deroga di legge rispetto ai riconoscimenti dei titoli faccia abbassare il livello di qualità. Per questo chiediamo alle Regioni di riferirsi, in ogni caso, alla lunga esperienza del ministero in questo campo per i meccanismi di verifica”.

Per Anelli “prima di arrivare ai medici cubani bisogna esperire tutte le possibilità in Italia, ivi compreso l’utilizzo dei medici pensionati. Questo perché in Italia abbiamo un percorso formativo certo, qualificato. Se è necessario ricorrere a risorse esterne, e la legge oggi lo consente alle Regioni – conclude Anelli – è necessaria una reale verifica di titoli. Ed è questo che chiediamo”.

Nella foto Ansa, i medici che hanno lavorato alle OGR durante l’emergenza Covid durante la consegna della onorificenza alla Brigada Henry Reeve di Cuba presso le OGR di Torino.

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