Rampelli: «Con il fascismo non abbiamo nulla a che fare, gli esami del sangue hanno stufato»

25 Lug 2022 11:43 - di Luciana Delli Colli
rampelli

In «una nazione civile» non servirebbe doverlo ribadire, perché vi sarebbe un «riconoscimento» automatico. Invece, la «vecchia storia del “pericolo nero alle porte”» torna a presentarsi come argomento principe della campagna elettorale, sebbene sia stata ampiamente «smentita dai fatti». Succede così che in un’intervista a Repubblica, Fabio Rampelli debba rispondere ancora a domande sul fatto che «le cancellerie di mezzo mondo sono in ansia per l’ascesa dell’estrema destra in Italia» o a richieste come «se la sente di dire una parola chiara e condannare il fascismo?». Un compito a cui il vicepresidente della Camera non si è sottratto in alcun modo, ma che, insomma, appare vagamente tedioso, perché «non se ne può più delle analisi del sangue».

La «vecchia storia del “pericolo nero alle porte”»

«Vecchia storia questa del “pericolo nero alle porte”, smentita dai fatti. Noi siamo europeisti, atlantisti e vicini a Israele, pur rivendicando un ruolo più centrale per Roma e dichiarando di voler essere alleati affidabili delle forze occidentali, ma mai servi», ha chiarito Rampelli, ricordando che «abbiamo votato a favore della risoluzione che schiera il nostro Paese con l’Ucraina e la Nato» e che «l’anno scorso siamo stati amichevolmente accolti da Landini quando abbiamo portato solidarietà alla Cgil, la cui sede fu vigliaccamente assaltata da Forza Nuova». «Forse non sanno che la destra becera ce l’ha a morte con noi», ha commentato nel corso di un’intervista che ha preso le mosse dal fatto che il Ppe considererebbe Giorgia Meloni troppo di destra per Palazzo Chigi.

“Repubblica” è ancora al «se la sente di condannare il fascismo…»

«Con tutto il rispetto per il Ppe, del quale Meloni è stata parte senza che nessuno eccepisse nulla, al governo italiano pensano gli italiani», ha avvertito il vicepresidente della Camera, non senza qualche scettimismo rispetto alle premesse. Un’indiscrezione che, però, fa il gioco di chi vuole alimentare l’allarme sul “pericolo fascista”, tanto caro a Repubblica. Ed eccola, allora, immancabile, la domanda: «Eppure voi siete da sempre restii a parlare della matrice di FdI. Se la sente di dire una parola chiara e condannare il fascismo?».

Rampelli: «Col fascismo non c’entriamo, non se ne può più degli esami del sangue»

«Non è vero che siamo restii», ha replicato Rampelli, sottolineando però che «non se ne può più di analisi del sangue». «La generazione che ha fondato FdI ha scavato un solco invalicabile tra la destra e l’estremismo, compresa ogni forma di nostalgismo. In una nazione civile – ha aggiunto – mi aspetterei il riconoscimento degli avversari per questo percorso, così come noi riconosciamo a una certa sinistra di essersi smarcata dal comunismo. Noi con il fascismo non abbiamo nulla a che fare e andiamo fieri di averlo consegnato alla storia da prima di Fiuggi. Nel Msi per queste mi avevano affibbiato un nomignolo: “Il demoproletario di Roma”».

La storia del complotto dei filo-Putin «mi pare una fregnaccia»

Una risposta definitiva, dunque, rispetto alla quale Repubblica tenta la carta di un altro terreno che, in una certa narrazione, dovrebbe essere scivoloso per FdI: l’alleanza con due di quei tre «partiti più filo-Putin che hanno fatto cadere Draghi». La risposta di Rampelli è disarmante: «Mi pare una frescaccia». Così come appare mera propaganda l’idea che sul sostegno all’Ucraina Lega e FI potranno volersi sfilare. «Hanno votato con noi il sostegno e l’invio di armi a Zelensky. Resterà la linea del futuro governo, qualunque cosa accada». «Noi garantiremo l’alleanza euroatlantica e faremo ogni azione necessaria per sbarrare la strada a questo sanguinoso tentativo di Putin di restaurare dittatura e imperialismo», ha chiarito Rampelli, ricordando che «eravamo a fianco di Jan Palach e del popolo ungherese che si difendeva a mani nude contro i carri dell’Armata rossa. Stiamo sempre dalla stessa parte».

Rampelli: «Il M5S ha premuto il grilletto, ma i colpi li ha caricati il Pd»

Quanto alla lettura della crisi «ho un’opinione diversa: il M5S ha premuto il grilletto, ma i colpi li ha caricati il Pd che con il Ddl Zan, la cittadinanza facile, la cannabis ha politicizzato» la maggioranza, ha chiarito l’esponente di FdI, sentendosi rivolgere prontamente una domanda sul perché «siete così allergici ai diritti?». Nella domanda si evoca addirittura la «galera» per gay e immigrati se il centrodestra dovesse andare al governo, offrendo a Rampelli l’occasione per dimostrare una non usuale pazienza. L’esponente di FdI, infatti, ha risposto anche a questo, ricordando che «i gay sono stati perseguitati in Urss e ancora oggi lo sono in Cina. Con noi al governo avranno, ovviamente, pari diritti individuali e libertà di scelta. Altra cosa è la famiglia. Quanto alla cittadinanza, potrà arrivare alla fine del ciclo scolastico obbligatorio e a fronte di una consapevole volontà di adesione ai nostri valori».

Il centrodestra? Anche sui collegi «sarà tutto più facile di come si racconta»

Infine, il capitolo divisioni nel centrodestra. «Per i collegi sarà tutto più facile di come si racconta. Si è sempre fatta la media dei sondaggi. Qualche squilibrio in amicizia si può aggiustare, ma il cardine è quello», ha spiegato Rampelli, che rispetto all’insinuazione per cui in caso di vittoria la coalizione potrebbe sfasciarsi «come nel 2018» ha ricordato che «dal 2011 a oggi abbiamo avuto 7 governi e il Pd ne è stato fuori solo un anno. Ergo, è la sinistra a non garantire longevità», mentre «nel 2018 il Capo dello Stato non volle dare nemmeno l’incarico perlustrativo a una personalità indicata dal centrodestra, proponendo a 5Stelle e Lega di fare un governo insieme. Perciò il centrodestra si disarticolò. Noi abbiamo valori e programmi molto simili. E comunque abbiamo chiesto di firmare una clausola anti inciucio per evitare di riproporre formule strane che hanno schifato la gente».

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