La mossa disperata di Letta: mobilita «100mila volontari» per dire che «o c’è il Pd o Meloni»

25 Lug 2022 10:50 - di Eleonora Guerra
letta

Porta a porta, feste dell’Unità e «100mila volontari». Il Pd annuncia con grande enfasi la preparazione di una campagna elettorale dal basso, affidata da Enrico Letta alla segretaria del partito a Milano, Silvia Roggiani, che in un’intervista a La Stampa ha ricordato di essere nata il 25 aprile, «come a voler rimarcare scherzosamente – commenta il quotidiano – le coincidenze che costellano le sue convinzioni antifasciste e democratiche».

Letta spera nel porta a porta

Date queste premesse, Roggiani ha spiegato che l’organizzazione della campagna elettorale si baserà «feste dell’Unità, circoli Pd, città, periferie, social. E anche il porta a porta, sul quale ci sarà un’accelerazione a fine agosto». «Inviteremo i volontari a contattare amici e vicini di casa per prendere con loro un caffè, ascoltarli e spiegare il nostro programma», ha detto, facendo riferimento alle esperienze di Milano e Verona. D’altra parte, se dovesse guardare a quelle nazionali gli auspici non sarebbero dei migliori.

Bonino avverte: «Non basterà dire “sennò vincono loro”»

In questo senso parla chiaramente anche la regola che «dovremo impegnarci senza guardare i sondaggi». Una frase che suona come l’ammissione di trovarsi di fronte a un’impresa disperata e che però, nonostante i propositi di parlare di «temi come il salario minimo e il taglio del cuneo fiscale», non riesce proprio a smarcarsi dal suo peccato originale. Quale sia è sotto gli occhi di tutti e oggi lo ha ribadito anche Emma Bonino, in un’intervista a Repubblica: «Non basterà la semplice logica del “sennò vincono loro” a sconfiggerli».

Il «sereno suicidio di Letta» sui temi ideologici

Una logica che, però, non abbandona né Letta né la sua delegata all’organizzazione della campagna elettorale sul territorio. In un articolo intitolato «Il sereno suicidio di Enrico Letta», Fausto Carioti su Libero, sottolinea come l’unica chance per il Pd di ottenere un risultato sia quella di cercare di pescare nell’elettorato di centrodestra, e per questo «il segretario del Pd si sta industriando per mettere in piedi un’alleanza con un listone di centro nel quale dovrebbero entrare Carlo Calenda, Luigi Di Maio, Giovanni Toti, Matteo Renzi e altri». A fronte di ciò, però, continua a mettere al centro dei suoi interventi questioni fortemente ideologizzate come Ius scholae, «fondamentalismo ecologista» e probabilmente quel rilancio della legge Zan che ancora manca, «ma, conoscendo il tipo, se la starà tenendo calda per la prossima intervista».

I «100mila volontari» in campo per dire: «O il Pd o Meloni»

Non va meglio se dal vertice si passa al porta a porta. Ha chiarito Roggiani a La Stampa, infatti, che «sappiamo che tante persone sono rimaste sgomente di fronte a quanto accaduto in Parlamento. Si aspettavano risposte e noi dobbiamo spiegargli quali sono le nostre proposte». Quindi, la campagna battente dei fantomatici 100mila volontari che si dispiegheranno dalle spiagge alle periferie, passando per il lavoro sui social, sarà «sulla responsabilità di governo dei Dem contro “l’irresponsabilità delle destre”». «Partiremo – ha aggiunto – spiegando che la destra ha deciso di mandare a casa il governo Draghi. Da un lato c’è Meloni, dall’altro c’è il Partito democratico. Tutti i nostri sforzi saranno concentrati su questo».

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