La politica osi di più, provi ad “emozionare” il popolo abbandonando le squallide liturgie

17 Lug 2022 15:46 - di Antonio Saccà
politica popolo

Senza riferimento all’azione partitica, ma di certo ovviamente alla situazione politica nel significato preciso, ossia gli orientamenti di una società, ebbene, che cosa vogliamo? Tentare o no di mettere fine alla guerra? Avversare, e come, la malattia inflazionistica? Affrontare in che modo la risorta pandemia non rendendola fonte di dominio sociale, reclusione, impaurimento? Ovviamente nessuno si illude, nel caso della pandemia, che la “quarta dose”  sarà per gli anziani e non si spargerà all’intera popolazione.  Guardiamoci allo specchio. Attualmente né il nostro Paese, né l’Europa, né oltre Atlantico vi è il minimo risveglio  in favore della pace, anzi vi è certezza di durata.  Ma nello stesso tempo si afferma che la guerra porta danni. Sicché non vi è programma di salvezza, di beneficio continuando come nel presente. Allora, perché continuare? Sull’inflazione avremo quasi certamente pestiferi esiti e non esclusivamente per  le merci, ma caduta delle azioni, accrescimento degli interessi da corrispondere alle emissioni pubbliche, differenziale. Se poi la moneta europea verrà scantonata, devalorizzata,  la situazione si danneggerà massimamente.

Italia a rischio impoverimento

Coloro che vivono e sopravvivono di reddito fisso si impoveriranno  di brutto, la domanda patirà. Insomma, buio. Potrei aggiungere la questione pandemica.  Perché questa esposizione al negativo, del resto nota ad ogni cittadino? Perché non possiamo fare politica come la stiamo facendo! Non siamo in un periodo normale. A momenti di eccezione occorre rispondere con apporti eccezionali. Occorre un radicale cambiamento di prospettiva vitalistica: una propulsione politica che attinga non solo ai partiti ed ai parlamenti ma direttamente al popolo e da parte di personalità che hanno il carisma della salvezza nazionale. Certo, gli organismi di mediazione  li abbiamo  e devono operare ma vanno accesi senza arrendersi ai  ritualismi burocratici. Nei casi come gli attuali le mediazioni – Partiti, sindacati, organismi rappresentativi- vanno infiammati in scopi di salvezza dentro i quali vibri la volontà nazionale di salvarsi. Con tutto l’impegno del più remoto cittadino. E’ la Nazione intera che deve essere coinvolta, non soltanto organismi rappresentativi. Il popolo!

Coinvolgere il popolo abbandonando le liturgie di Palazzo

Il Governo di Unità Nazionale non deve restringersi al governo di molti o tutti i partiti ma dell’apporto contributivo alla salvezza da parte di tutti i cittadini. In casi come il nostro occorre la “volonta generale”, anche di un individuo capace di impersonarla. IL ritualismo odierno burocratizza la drammaticità. Occorre che il Politico si avvinca alla nazione in rapporto diretto, “personale”. E cessino le liturgie giuridiche di un’osservanza spenta. Che vale dirsi europeisti, atlantisti? Bisogna percepire se l’ossequio all’europeismo, all’atlantosmo ci salva. Non è che se l’ Europa sbaglia, essere fedeli e dirsi europeisti  vale a priori.  Troppo formalismo, bisogna suscitare una religione politica,  entusiasmo di salvezza.

Credere nelle risorse del popolo

I popoli hanno risorse oceaniche se credono nei loro esponenti. E sono coinvolti direttamente. Anzi,  cercano uno scopo entusiasmante.  Significa psicocologizzare la politica, l’economia? Sì! Attingere agli spiriti vitali. Alla fede, alla fiducia in chi governa. Questo non esclude la competenza nei vari territori, ma il governo dei competenti non muove un ramo. I grandi fini promanano da slanci di fede, per questo le religioni sono insuperabili. Non concepire la politica come fonte di sacrifici ma di entusiasmo umano( e nazionale). Non  operazioni di soltanto di ragioneria, largizione di denaro quasi che la politica si risolvesse con la collocazione del denaro; ma  uno scopo spirituale, etico, entro il quale porre l’abilità dell’economista, da sola inefficientissima. La politica non può ricondursi ai calcoli sulla spartizione del denaro.

Occorre un “vento etico”

E non ci sono rischi per la libertà,per  la democrazia. Un potere che attinge al popolo per salvarlo entusiasmandolo; a tal fine è la democrazia in atto,non cerca di dominare altri ma di non soccombere. Se continuiamo come nel presente la società non vivrà  se non come  eseguita da professionisti  in doppiopetto in saloni con l’aria condizionata. Occorre un vento etico. E’ romanticismo politico? Sarà, ma la politica con il pallottoliere e i ritualismi con il popolo fuori dalla porta, non lo coinvolgerà. E vivremo situazioni che senza intesa tra popolo e rappresentanza potrebbero suscitare il marasma. Bisogna coinvolgere fin da ora la nazione ad un progetto di salvezza, direttamente, dal Presidente al popolo. Personalizzare il rapporto tra popolo e chi governa. Un patto anche emozionale. Quando la crisi e se la crisi si accentuerà l’esigenza di un rapporto tra un Governante ed il popolo si imporrà

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