È morto Eugenio Scalfari. Fondò “Repubblica”, il giornale-partito che ha mosso i fili della sinistra

14 Lug 2022 12:43 - di Valerio Falerni
Scalfari

Eugenio Scalfari, tra i più influenti giornalisti italiani ed europei, è morto poche ore fa a Roma. aveva 98 anni. Un capriccio del destino ha voluto che si spegnesse il 14 luglio, data simbolo della Rivoluzione francese, evento storico da cui si sentiva culturalmente molto ispirato. Nato a Civitavecchia il 6 aprile del 1924, Scalfari è stato il primo direttore-manager dell’editoria italiana. Ha infatti fondato prima L’Espresso e poi Repubblica, due testate destinate ad incidere profondamente sulla politica nazionale e sul costume stesso degli italiani. Dopo la giovinezza a Sanremo, dove al liceo classico “G.D Cassini” ebbe come compagno di banco Italo Calvino, si iscrive al Guf (organizzazione degli universitari fascisti). In tale veste comincia a collaborare con alcune riviste.

Scalfari aveva 98 anni

Nei primi anni ’50, da cofondatore del Partito radicale, scrive per Il Mondo di Mario Pannunzio. Risale a quegli stessi anni anche la collaborazione con l’Europeo di Arrigo Benedetti. È proprio con con quest’ultimo che nel 1955 fonda L’Espresso, primo settimanale italiano d’inchiesta. Scalfari vi lavora nella doppia veste di direttore amministrativo e collaboratore per l’economia. E quando Benedetti gli lascia il timone nel ’62, diventa, appunto, il primo direttore-manager italiano, una figura all’epoca assolutamente inedita per l’Italia. Lo stesso doppio ruolo che poco più di vent’anni più tardi, nel 1976, si rivelerà determinante per il successo di Repubblica.

Avversario di Craxi e di Berlusconi

Nemico irriducibile di Bettino Craxi, nonostante l’elezione a deputato nel 1968 nel Psi, e, in tempi più recenti, di Silvio Berlusconi, Scalfari rende Repubblica un vero giornale-partito. Alla sinistra ex-post e neo-comunista, ormai orfana del mito sovietico e alla ricerca di nuovo centro di gravità, il direttore-manager offre la centralità della questione morale e l’obiettivo dei diritti civili. Due cavalli di battaglia che avrebbero inciso in profondità sull’elettorato del Pci fino a trasformarlo in un partito radicale di massa. E a condurlo dall’interlocuzione con il Quarto stato a quella con il terzo sesso.

La vignetta di Forattini su Barbapapà

A Scalfari, soprannominato anche Barbapapà, i suoi detrattori imputarono un eccesso di narcisismo egocentrico, ben colto da Giorgio Forattini quando lo immortalò in una vignetta nell’atto di ferirsi l’alluce dopo la gambizzazione di Indro Montanelli da parte delle Brigate Rosse. Dopo una lunghissima carriera al timone del giornale, negli ultimi anni dScalfari si dedica alla scrittura, anche con un’autobiografia uscita nel 2014 per i suoi 90 anni e allegata al quotidiano. Ateo dichiarato, ad un suo intervento su fede e laicità risponde papa Francesco, con una lettera a Repubblica pubblicata l’11 settembre del 2014. Nel 2019 l’incontro diventa un libro, ”Il Dio unico e la società moderna. Incontri con Papa Francesco e il Cardinale Carlo Maria Martini”.

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