Draghi al Quirinale dopo lo strappo di Conte sul dl Aiuti. Nella maggioranza è tutti contro tutti

11 Lug 2022 20:07 - di Redazione

Dopo lo strappo del M5S che ha fatto uscire i deputati dall’aula di Montecitorio al momento del voto sul decreto Aiuti il premier Mario Draghi è salito al Quirinale. Qualche giorno fa era stato proprio Draghi a ribadire che senza il Movimento 5Stelle il governo non sarebbe andato avanti. Di qui la necessità di esaminare con il presidente Mattarella il quadro politico che si è determinato con le sortite di Giuseppe Conte e la sua decisione di logorare il governo senza però dire con chiarezza quale posizione intende adottare.

Il governo ha i numeri anche senza il M5S

Da notare che il governo avrebbe comunque la maggioranza sia al Senato che alla Camera se il M5S dovesse tirarsi indietro. A Palazzo Madama il Governo, anche senza i voti dei 62 senatori del M5s, potrebbe contare sul consenso di altri 203 voti (su 321), escludendo i 6 senatori a vita non sempre presenti (Fi 51, Ipf 10, Iv 10, Lega 61, Pd 39, Autonomie 6, Misto 21, dove confluiscono i parlamentari di Leu, Azione/+Europa, Italia al Centro, NcI, Noi di Centro). A Montecitorio se venissero meno i 105 voti dell’intero gruppo di M5s, la maggioranza Draghi disporrebbe comunque di 449 deputati.

Forza Italia vuole una verifica di maggioranza

Draghi ha lasciato Palazzo Chigi in serata dopo avere visto vari ministri. Ha visto in mattinata il ministro dell’Economia Daniele Franco e a seguire ha incontrato la Guardasigilli Marta Cartabia, il responsabile della Salute Roberto Speranza e il titolare del Lavoro Andrea Orlando. Le tensioni nella maggioranza hanno determinato un effetto domino: Forza Italia, con una dura nota di Silvio Berlusconi, ha invocato una verifica di maggioranza.

Lega, ostruzionismo alla Camera contro cannabis e ius scholae

Da parte sua la Lega ha iniziato l’ostruzionismo alla Camera per evitare l’approdo in aula del disegno di legge sulla cannabis e sullo ius scholae. Tutti i deputati salviniani stanno intervenendo “a titolo personale” nel corso dell’esame della proposta di legge ‘Istituzione del sistema terziario di istruzione tecnologica superiore (approvata, in un testo unificato, dalla Camera e modificata dal Senato)’. I deputati leghisti sono 131.

Pd disorientato dalla mossa di Conte

Il Pd è apparso disorientato e sconcertato per le scelte di Giuseppe Conte, cui si è rivolto con un appello il sindaco di Roma Gualtieri che di Conte è stato ministro: “Noi insieme abbiamo negoziato e ottenuto i miliardi del Pnrr, è stato un risultato straordinario. Adesso non possiamo permetterci di sprecare questa occasione, che non si ripeterà mai, per far ripartire l’Italia”.

Renzi come un clown che non fa più ridere

Durissime, infine, le parole di Matteo Renzi contro il leader M5S: “Giuseppe Conte è come quei clown alla fine della carriera, che non fanno più ridere”.  Conte, afferma Renzi, “sta imponendo il suo narcisismo e la sua presenza in tutti i canali senza offrire una sola soluzione ai problemi del Paese”. Anzi “quello che ha fatto, dal reddito di cittadinanza al super bonus edilizio, ha provocato un aumento dei problemi del Paese. Non per l’idea in sé, ma per come sono state fatte quelle misure”. E allora “al clown che non fa più ridere Conte, dico: ‘Se hai qualcosa da fare falla. Io so come si fa, si fanno ritirare i ministri”, dice Renzi, aggiungendo: “Io sono orgoglioso di aver ritirato i ministri, per aver mandato a casa Conte e per aver portato Draghi”, che “in questo momento è il nostro ombrello di credibilità internazionale”. E, conclude, “se i 5 stelle hanno qualcosa dire lo dicano, altrimenti smettano con questa tarantella indecorosa”.

I segnali attesi dal M5S

Dal canto suo Conte spera in un segnale da Draghi che potrebbe arrivare domani, 11 luglio, quando il presidente del Consiglio vedrà i sindacati. Un incontro previsto da tempo, in cui però si dovrebbero cominciare a sviscerare diversi temi di peso, non indifferenti per i 5 stelle: dai minimi salariali al taglio del cuneo fiscale. Temi inseriti nel documento che Giuseppe Conte ha consegnato al premier lunedì 4 luglio.

 

 

 

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