Borsellino, 30 anni senza verità. Melillo: “Mi scuso”. La famiglia non partecipa alle celebrazioni

19 Lug 2022 10:01 - di Federica Argento
Borsellino

Il 19 luglio di 30 anni fa il giudice Paolo Borsellino perdeva la vita nella strage di via D’Amelio, a pochi mesi di distanza dall’uccisione del collega e amico Giovanni Falcone. Una strage che dilaniò i corpi del giudice e degli agenti della sua scorta, ma anche l’anima e i cuori degli italiani perbene. Gli anni trascorsi non hanno cancellato il loro ricordo e il loro insegnamento”. Campaggia sui social di Giorgia Meloni il ricordo di una strage la cui cicatrice portiamo nel cuore. Il post della leader di FdI è accomopagnato da una fotografia che commemora tutte le vittime della mafia.

Meloni: La lezione di Borsellino forgi il nostri cammino”

Paolo Vive ancora nei nostri ricordi, insieme agli altri martiri della lotta alla mafia, le sue lezioni forgiano il nostro cammino e l’idea di un’Italia più giusta e libera da ogni tipo di criminalità“. “Paolo Borsellino, come Giovanni Falcone e altri magistrati, fu ucciso dalla mafia perché, con professionalità, rigore e determinazione, le aveva inferto un colpo durissimo, disvelandone la struttura organizzativa e l’attività criminale. La mafia li temeva perché avevano dimostrato che non era imbattibile e che la Repubblica era in grado di sconfiggerla con la forza del diritto”. Sono le parole del l presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio per il trentesimo anniversario della strage di via d’Amelio.

A Milano, manifestazione di FdI per Borsellino: “Paolo vive”

Paolo Borsellino sarà commemorato a Milano con un evento «che va oltre il senso politico, aperto a tutti i cittadini» e organizzato dal coordinamento provinciale di Fdi. Un concerto di pianoforte: «Paolo vive», alle 19,30 in piazza Scala. Musica e letture: i discorsi di Borsellino, leggiamo nelle pagine milanesi del Giornale. “Sarà eseguita dal vivo l’ultima composizione del maestro Alfonso Di Rosa, «57 giorni dopo», che evoca «i giorni che dividono le due stragi», quelle di Giovanni Falcone e poi del suo amico Paolo. Un evento voluto dai dirigenti di FdI, dalla la coordinatrice regionale Daniela Santanchè, il coordinatore milanese Stefano Maullu, l’assessore lombardo alla Sicurezza Riccardo De Corato; e i consiglieri comunali Riccardo Truppo e Andrea Mascaretti. Ricordiamo che grazie a Fratelli d’Italia c’è stato il primo passo per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta per la morte del giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Infatti la proposta di legge, che ha come prima firmataria Giorgia Meloni, arriverà nelle commissioni riunite Affari costituzionali e giustizia della Camera dei Deputati.

La verità ancora non c’è dopo 30 anni: la famiglia non partecipa alle commemorazioni

In tutta Italia oggi ci saranno manifestazioni, dibattiti, iniziative per ricordare la strage di via D’Amelio. Ma pesa come una macigno il silenzio che ci sarà da parte della famiglia del giudice Paolo Borsellino, polverizzato da un’autobomba insieme agli agenti della scorta alle 16.58 del 19 luglio del ’92. Perché  dopo trent’anni una verità ancora non c’è: nessuno ha ancora spiegato perché nei 57 giorni che separano la strage di Capaci da quella di via D’Amelio il giudice non sia mai stato davvero protetto. “Anni e anni di verità negate – spiega l’avvocato della famiglia Trizzino a Repubblica-  rischiano di erodere nei nipoti quella fiducia nello Stato che Paolo Borsellino, anche quando denunciava il “covo di vipere” che si annidava nella procura di Palermo, non ha mai perso”.

Melillo: “Chiedo pubbliche scuse per errori e omissioni”

Spiccano a tal riguardo le pubbliche scuse del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, in un’intervista al Corriere della Sera. “A prescindere dalle responsabilità dei singoli, per la responsabilità della mia funzione non posso che chiedere pubblicamente scusa per tutte le omissioni e gli errori, ma anche per le superficialità e persino le vanità che hanno ostacolato la ricerca della verità sulla strage”.

Il Sap: “I depistaggi sono una macchia per il nostro Paese”

Parole pesanti.  “E’ necessario capire cosa sia realmente accaduto, per poter commemorare a testa alta. – afferma Stefano Paoloni, segretario generale del Sap, il sindacato autonomo di Polizia che oggi commemora i sei membri della  scorta di Borsellino: Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi e Claudio Traina. “Il desiderio della collettività, il desiderio di chi è rimasto, dei familiari, è quello di conoscere la verità. Ancora troppo lontani dalla verità, – aggiunge Paoloni – ancora troppe cose non chiare. Il depistaggio senza responsabili e senza mandanti, sono una macchia che il nostro Paese non può e non deve permettersi”. Che queste manifestazioni commemorative servano a fornire un “impulso investigativo”, aggiunge. Altrimenti non servono a nulla.

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