Meloni: “Le lezioni di Letta sono ridicole. Se andrò al governo lo decideranno gli italiani, non lui”

lunedì 20 Giugno 18:51 - di Adriana De Conto
Meloni Letta
Campeggia sulla pagina Fb di Giorgia Meloni un post inequivocabile, limpido, lineare. Letta e tutta la sinistra prenda nota. “Le nostre idee e i nostri valori non sono negoziabili. Delle patenti di presentabilità della sinistra e delle sue ridicole lezioni su come dovrebbe essere la destra non sappiamo cosa farcene, perché siamo e saremo sempre orgogliosamente alternativi a loro. Se, come e quando andremo al governo non lo decideranno Letta o il Pd, ma gli italiani. Se ne facciano una ragione”. Poche lapidarie parole che esprimono un concetto base che la sinistra dovrà tenere a mente. In questi giorni di attacchi virulenti contro la leader di FdI è uscito fuori il vero volto di una sinistra senza argomenti, se non i decibel da usare nei comizi.

Il politologo: “Giorgia Meloni è una leader forte. Per questo la odiano”

Le argomentazioni tirate in ballo e i termini livorosi e da querela per contrastare il primo partito italiano  sono “ridicoli”: termine che più adatto non poteva essere. sulla Stampa persino Alessandro De Angelis, certamente non ascribibile tra i simpatizzanti di Fratelli d’Italia, ha strapazzato i “piddini”. Nel commento dal titolo “Il capo largo è senza futuro” prende atto che il sogno di Letta si sta sfarinando in un mare di veti contrapposti tra i vari leader; e che la possibile alleanza è priva di un ubi consistam. L‘editorialista prende di petto Letta “che assite inerme” a questa fiera delle personalizzazioni, con il “contentino” del voto elettorale; ma  senza proposte, come se tutto ciò non lo riguardasse. Un atteggiamento inerziale. “C’è solo l’idea della contrapposizione alla destra: un po’ poco come rendita di posizione”, conclude De  Angelis.

“Nel campo progressista non c’è un leader forte”

Il Pd si ravviva solo quando può scaraventasi con tutto l’armamentario ideologico contro la Meloni. Ma la leader di FdI ha le spalle larghe, talmente larghe che poi viene a galla il motivo di tanto risentimento. Lo spiega al Tempo il politologo Luigi Di Gregorio, docente universitarioe politologo, quando spiega che “Giorgia Meloni è finita sotto l’odio della sinistra perché nel campo progressista non c’è un leader forte“.  “Eccezion fatta per Matteo Renzi, la sinistra ha sempre faticato a trovare leader popolari e in grado di infiammare il proprio popolo (e in chiave negativa anche quello avverso). A destra, invece, l’alternanza di Berlusconi, Salvini e oggi Meloni è un’alternanza di leadership forti. Questa caratteristica ha vantaggi e svantaggi- deduce lo studioso – : lo svantaggio maggiore è quello di personalizzare lo scontro. È sempre più facile attaccare una persona, il suo privato, la sua storia, i suoi atteggiamenti piuttosto che le sue idee”. Il cerchio si chiude.

Dibattito surreale: avete mai visto un comizio moderato?

Giorgia Meloni “è ormai abituata e allenata a queste fiammate di attacchi”, analizza Di Gregorio. E a proposito di ridicolaggini sul  discorso a Marbella, il docente ammette di avere “letto commenti davvero surreali. Del tipo:”Ha sbagliato a dividere il mondo in SI e NO”, “i toni erano troppo accesi”. Domanda: “Ma qualcuno ha mai assistito a un comizio elettorale con toni moderati e senza dividere il mondo in amici e nemici? Se esistesse un comizio così, sarebbe il meno riuscito della storia“.

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