Lega, Castelli sfida Salvini: «Non sfonda al Sud e perde al Nord. La sua linea va ripensata»

28 Giu 2022 16:42 - di Redazione
Castelli

Nella Lega «urge un ripensamento». Ad invocarlo, Roberto Castelli, già ministro guardasigilli in due governi Berlusconi e padano della vecchia guardia bossiana. È uno di quei leghisti che  il “nuovo corso” di Matteo Salvini, quello – per intenderci – della cosiddetta Lega nazionale non l’hanno mai digerito. Oggi che i risultati non sono più quelli esaltanti di qualche anno fa, hanno ripreso fato e presentano il conto. «La Lega non sfonda al Sud e perde al Nord», constata infatti Castelli prima di invocare «l’urgente ripensamento della strategia politica».

L’ex-ministro Castelli rappresenta la “vecchia guardia”

Nei partiti tradizionali (il Carroccio ne è uno dei pochi in circolazione), dire strategia è dire linea politica. Di conseguenza,  chiederne il cambiamento equivale (un tempo, almeno) ad auspicare un avvicendamento della leadership. Non è certo il caso di Castelli, che tempo fa ha fondato Autonomia e Libertà. Ma la sua sortita è comunque rappresentativa  di un disagio presente nella Lega profonda, quella delle vallate pre-alpine, ancora stordita dalle ambizioni nazionali di Salvini. I ballottaggi lo hanno ampiamente dimostrato con il “sorpasso” elettorale subito proprio al Nord da parte dei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. È questo il motivo che spinge Castelli a chiedere il «ripensamento».

«A Verona commessi errori»

Anche perché, spiega all’Adnkronos, «ci sono stati vari errori, a cominciare da Verona». Già, la città di Romeo e Giulietta è diventata ormai un monito. Anzi, il simbolo di una sconfitta che in realtà, numeri alla mano, non è tale. Ma che è diventata tale perché evitabilissima, se tutti i protagonisti locali avessero anteposto l’interesse della coalizione ai rancori, alle rivalità e ai personalismi. È il tasto su cui insiste Castelli nel momento in cui ricorda la difficoltà che il doppio turno elettorale ha sempre creato agli elettori moderati. «È semplice – puntualizza l’ex-ministro –, per motivi che non ho mai capito, il popolo di centrodestra vota una volta sola e ai ballottaggi non vota: o si vince al primo turno o si perde». E Verona sta lì a confermarlo.

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