La preghiera dell’arcivescovo di Milano perché arrivi da Dio il “dono della pioggia”

26 Giu 2022 18:45 - di Vittoria Belmonte
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L’arcivescovo di Milano Mario Delpini aiuta gli agricoltori della Lombardia in ginocchio per la siccità con l’arma della preghiera. benedice i campi con l’acqua santa e chiede a Dio il dono della pioggia. Così lo racconta Repubblica in un reportage, ma il pellegrinaggio per l’acqua dell’arcivescovo è notizia che nessun media ha ignorato. “E nel vento caldo che asciuga persino il sudore – scrive Repubblica –  può sembrare un rito fuori dal tempo, benedire la terra e pregarci sopra, ma le minuscole chiese che ieri ha visitato erano piene di credenti e non, d’altra parte questa è la diocesi più grande del mondo, 1.110 parrocchie, 6 milioni di abitanti, non si sa quanti fedeli, ma a questo punto ci sono quelli che sperano in qualunque cosa purché piova sul serio, e si salvi qualcosa”.

“Alle due del pomeriggio – continua Repubblica – si comincia a Trezzano sul Naviglio, che è in secca. Chiesa di Sant’ Ambrogio, fuori le cicale strepitano, dentro c’è una qualche freschezza, nelle mura del Duecento, con resti di Madonne infilzate da sette spade, di sicuro una rappresenta l’arsura. È l’hinterland di Milano, dove il sindaco Sala ha appena chiuso le fontane, invitando i cittadini «a ridurre al minimo l’uso di acqua potabile sia di uso domestico che per irrigare prati, giardini privati e pulire terrazzi e cortili»”.

L’arcivescovo invita tutti a uno stile di vista più sobrio. “Non me ne intendo di cambiamento climatico” premette ma sottolinea “lo sperpero e lo sfruttamento delle risorse naturali ed esorta a essere “persone che conoscono la sobrietà come una virtù” e a “cambiare gli stili di vita se si dimostrano rovinosi”. “Desidero percorrere – aggiunge – le terre del riso e del grano, le terre dei fossi e dei campi per invocare  la ‘Madonna della Bassa’ perché venga in aiuto alla nostra debolezza”.

“La situazione quest anno è veramente grave, impressionante e preoccupante”, ha detto a Adnkronos Giovanna Parmigiani, membro della giunta nazionale di Confagricoltura con la delega su ambiente e territorio. “Ci siamo arrivati con la somma di vari fattori a cominciare dalla scarsa piovosità e delle nevi di questo inverno: quindi – spiega – non sono stati riempiti gli invasi e i laghi non hanno raggiunto la massima capienza, diciamo che a primavera già le prime avvisaglie c’erano”.

“Il tutto è stato ulteriormente aggravato dal fatto che negli ultimi tre mesi specie al nord non è piovuto e poi abbiamo raggiunto temperature di 3 gradi superiori a quelle storiche: quindi la carenza di acqua é elevatissima in un anno in cui a noi agricoltori viene chiesto di produrre di più per cercare di sopperire alle mancanze generate dal conflitto in Ucraina”.

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