Guai a dire “capofamiglia”: a Verona la sinistra attacca Sboarina. Ma la busta è dello spedizioniere

9 Giu 2022 11:31 - di Marzio Dalla Casta
capofamiglia

Come l’etrusco del film (1972) di Armando Crispino, anche il capofamiglia – pur ammainato nel 1975 dal pennone più alto del diritto di famiglia – torna e «uccide ancora». Tutta colpa di uno spedizioniere di Verona che ha imbustato un’appello elettorale della Lega a sostegno del candidato sindaco Federico Sboarina, appoggiato anche da FdI, con in bellavista la scritta “Alla cortese attenzione del Capofamiglia“. «Siamo nel 1952 o nel 2022?», ha prontamente eccepito Alessandro Zan, padre (si può dire?) del controverso ddl sull’omotransfobia. Il senatore è solo uno dei tanti esponenti della sinistva vadical chic insorti come un sol uomo (idem come prima) contro la reliquia lessicale riesumata dall’incauto spedizioniere.

Solo la busta era indirizzata al capofamiglia

Fortuna per lui che i cervelli annebbiati da cotanto oltraggio hanno spinto gli Zan, le Cirinnà e altri pasdaran della famiglia acefala ad attaccare gli ignari leghisti, responsabili in verità solo del contenuto della missiva e non anche della busta d’antan. Come avrebbe detto Totò, «è l’intestazione autonoma». Ma tant’è: in una roccaforte elettorale inespugnabile come Verona, alla sinistra non resta che attaccarsi ad ogni metaforico tram in circolazione da quelle parti. Anche quando – come questa volta – il tram dei desideri ha la forma di una busta impudicamente indirizzata al capofamiglia.

Polemiche senza senso

Già, chi era mai costui? Forse non ci crederete, ma in tempi ormai remoti tale termine aveva persino dignità di legge. E di altare. Non diceva forse il sacerdote che «il marito è il capo della famiglia…»? Trogloditi? E sessisti? E patriarcali? Può darsi. Quel che è invece certo che l’odierna famiglia acefala si è ingrigita nel piattume di relazioni orizzontali e anarcoidi. Sembra lo specchio di quel che accade nei rapporti tra le istituzioni repubblicane  regolati dal principio di “leale collaborazione“. Lo stesso vale nelle relazioni di coppia. Nessun vertice precostituito, né per legge né per consuetudine. Morale: capofamiglia può esserlo anche una moglie. Ma a questo le annebbiate menti della sinistra non hanno proprio pensato.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

SUGERITI DA TABOOLA