Draghi dà lo zuccherino a Conte: «No appoggio esterno: senza il M5S non si fa il governo»

30 Giu 2022 19:59 - di Redazione
Draghi

«Sono ancora ottimista, il governo non rischia. Questo governo non si fa senza 5stelle. È nato con il M5S, non si accontenta di un appoggio esterno». È questo lo zuccherino allungato da Mario Draghi a Giuseppe Conte in apertura della conferenza stampa dopo l’odierno Consiglio dei ministri. Un tentativo per rabbonirlo dopo che in un’intervista al Fatto Quotidiano il sociologo De Masi aveva riferito di pressioni su Grillo da parte del premier affinché scaricasse Giuseppi a vantaggio dello scissionista Di Maio. «Non ho mai fatto queste dichiarazioni», si difende Draghi. Che sfida chi sostiene che vi siano «riscontri oggettivi» ad esibirli: «Vediamoli, li aspetto».

Così Draghi in conferenza stampa

In verità assicura, «non ho mai neanche pensato di entrare nelle questioni interne di un partito». E ancora: «Credo che anche Grillo abbia smentito ieri sera. Non capisco perché mi si voglia tirare dentro questa faccenda, che mi è estranea. In ogni caso, sono in contatto con Conte». Quanto alla possibilità che M5S e Lega possano staccare la spina, Draghi non si sbilancia: «Non lo so, bisogna chiedere a loro, ma finora non lo hanno fatto». L’altro tema caldo è il rimpasto di governo. «Nessuno lo ha chiesto, tutti hanno escluso questa possibilità», taglia corto il premier. L’obiettivo della conferenza stampa è recuperare il rapporto con Conte.

«Ius scholae e cannabis? Non commento»

È il motivo per cui ha sottolineato gli «importanti contributi dati dal M5S» al governo in questi ultimi mesi. «Sono certo che continuerà a darli nei prossimi mesi». E qui ricorda che lo stesso Conte ha escluso l’uscita dal governo o l’appoggio esterno. «Mi baso su queste rassicurazioni», ha aggiunto Draghi. Infine, le fibrillazioni scatenate nella maggioranza dallo Ius Scholae e dalla cannabis. «Sono proposte di iniziativa parlamentare e il governo – conclude il premier – non prende posizione, né io commento. Siamo certi che queste diversità di vedute parlamentari non portano a nessun problema per il governo».

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