Bis di Alessandro Tomasi a Pistoia: «Ecco i disastri della sinistra dopo 70 anni di governo»

lunedì 20 Giugno 10:20 - di Giorgia Castelli
Alessandro Tomasi

Alessandro Tomasi è stato rieletto sindaco nella rossa Pistoia. Nel 2017 aveva vinto dopo «70 anni di governo rosso». Ora il bis. Intervistato da La Verità ammette che non se l’aspettava «al primo turno e senza ballottaggio. Però sapevamo di essere competitivi e soprattutto uniti come coalizione. Un successo anche di difficile lettura. Avevamo governato per appena cinque anni. Di cui due di pandemia. Gli avversari avevano fatto di Pistoia la “battaglia delle battaglie”». E il motivo è semplice. «Perché il sindaco era di Fratelli d’Italia. Tutti i leader nazionali del centrosinistra, da Letta a Conte, il governatore Giani, il sindaco di Firenze Nardella sono arrivati qui a Pistoia a dare manforte al mio avversario». «Eravamo sereni – dice – perché avevamo dato il massimo».

Chi è Alessandro Tomasi

Chi è Alessandro Tomasi? «Vengo dalle file di Azione giovani che era il movimento giovanile di Alleanza nazionale. Coordinatore prima provinciale e quindi regionale. Nel 2007 sono eletto per la prima volta consigliere comunale di opposizione qui a Pistoia. Faccio due mandati.
Nel 2017 vinco e divento sindaco. Gavetta lunga. La classe dirigente è cresciuta. Due figli, Marco e Manfredi, sposato con Stella. Facevo il fornaio nella ditta di famiglia. Mi sono laureato in scienze politiche con una tesi sui cattolici in Terrasanta fatta andando anche a Gerusalemme. Malato di politica fin da ragazzo come rappresentate di classe. Vengo da una famiglia di sinistra». E poi racconta: «Mio padre mi strappò in faccia la tessera che avevo fatto quando sono entrato nel Fronte della gioventù, successivamente confluito in Alleanza nazionale». Ora, prosegue nel suo racconto, «è contento. Si è arreso. Non gli chiedo se mi vota. Ma credo lo faccia. Pur essendo un vecchio socialista di estrazione».

Com’era Pistoia cinque anni fa

Cinque anni fa ha trovato qualche scheletro nell’armadio? «A decine. Gli scheletri li avevamo denunciati negli anni di opposizione molto dura. Abbiamo trovato – spiega – una situazione inimmaginabile. In questa città mancava la manutenzione ordinaria e straordinaria. Tante scuole non a norma. Impianti sportivi non a norma. Il nostro arrivo è stato salutato come una sorta di “bomba libera tutti”. Tutti gli enti hanno iniziato a mettere gli occhi sulle loro proprietà. Abbiamo fatto 40 verifiche antisismiche su altrettante scuole, con successivi lavori per metterli a norma. Stiamo ricostruendo una nuova scuola che era praticamente fatta quasi tutta in amianto. L’ultimo intervento sull’impianto di atletica risaliva al 1992. Le palestre non avevano un impianto antincendio. In molte mancava l’accessibilità per i disabili. Lo stadio e i palazzi dei nostri uffici avevano bisogno di interventi di efficientamento energetico, sismico e statico. Era stato abbandonato tutto. Parchi pubblici trascurati. Oggi hanno giochi nuovi, impianti di sorveglianza e di illuminazione».

«A Pistoia abbiamo trovato migliaia di famiglie senza acqua potabile»

E poi ancora: «Ci innamoriamo di progettoni e parole grosse come “città europee” e a Pistoia abbiamo trovato migliaia di famiglie senza acqua potabile: abbiamo dovuto lavorare all’estensione della rete idrica. Migliaia di famiglie senza fognature e abbiamo iniziato a lavorare al collettore per uscire da una situazione di infrazione. Le zone montane del nostro Comune erano senza metano. Con costi di riscaldamento enormi, anche di 6.000 euro a famiglia. Tutte cose strategiche per l’ambiente, ma anche per l’economia».

«Giorgia Meloni? Posso solo ringraziarla»

Giorgia Meloni che dice? «Mi ha chiamato. Ci conosciamo da anni. Non ha mai alzato il telefono per ordinarmi qualcosa. Lei dimostra concretamente molta fiducia. Ascolta il territorio e ne prende atto. Riconosce l’autonomia e il merito. Tante volte mi ha stimolato in campagna elettorale: “Alessandro, che ne pensi? Come la vedi?”. Posso solo ringraziarla». Chi dev’essere il candidato premier del centrodestra? «Faccio il tifo per lei». «È un tifo taroccato dall’affetto e dalla stima che ho per lei. Smuove in me – conclude – corde anche non razionali ed emozionali. Come sa fare anche nei comizi elettorali. E per questo l’attaccano».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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