Allarme acqua potabile, Regioni e Comuni chiudono i rubinetti: la situazione da Nord a Sud

23 Giu 2022 17:39 - di Redazione
acqua

Su gran parte dell’Italia incombe l’emergenza siccità. Si va verso la riduzione dell’uso dell’acqua potabile. «Si potrà proclamare lo “stato di eccezionale avversità atmosferica“» per il settore agricolo «qualora il danno provocato dalla siccità superi il 30 per cento della produzione lorda vendibile». È il primo obiettivo raggiunto su proposta delle Regioni dopo la riunione al MiPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali). Vi  hanno partecipato il ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, il sottosegretario Gian Marco Centinaio, il Capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio; e i capi gabinetto del MiPAAF e del MiTE:  per fare il punto sull’emergenza siccità. Durante l’incontro l’ingegnere Curcio ha detto di essere in costante dialogo con i presidenti delle Regioni e che queste sono al lavoro per individuare i criteri tali da giustificare la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale.

Emergenza siccità regione per regione

Mentre la politica si incontra ma ancora non decide sul da farsi, i presidenti di Regione procedono in ordine sparso anche in base alla criticità presente: non ovunque, infatti, l’emergenza idrica è la stessa. Soprattutto al Nord e in alcune regioni del Centro si andrà verso un razionamento dell‘acqua potabile che sarà bloccata durante le ore notturne (23-6). Non solo, ma in questa emergenza scendono in campo anche i sindaci di molti Comuni che chiedono di non utilizzare l’acqua per “fini diversi da quelli igienici e domestici”. Soltanto a Roma e nel Lazio, circa mille autolavaggi hanno usato e sprecato l’acqua potabile per lavare le auto. Come ricorda Repubblica, poi, alcuni sindaci hanno anche iniziato a vietare che orti e giardini vengano innaffiati.

Situazione drammatica in Piemonte

In Piemonte si stimano oltre 900 milioni di euro di danni, sottolinea in una nota Coldiretti piemontese. Il livello idrometrico del fiume Po è di meno 3,3 metri rispetto allo zero idrometrico, più basso che a Ferragosto di un anno fa, ed il lago Maggiore è in sofferenza con un grado di riempimento del 22,7%. “In questa situazione di profonda crisi idrica, oltre a prevedere uno stanziamento di risorse finanziarie adeguate per indennizzare le imprese agricole per i danni subiti, è necessario agire nel breve periodo per definire le priorità di uso dell’acqua disponibile; dando precedenza al settore agricolo per garantire la disponibilità di cibo, in un momento in cui a causa degli effetti della guerra in Ucraina l’Italia ha bisogno di tutto il suo potenziale produttivo nazionale”.

Emilia Romagna e Lombardia: “Fare uso parsimonioso dell’acqua”

In attesa di un decreto siccità che possa regolamentare l’emergenza, come detto, le Regioni si muovono in ordine sparso: Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna, ha invitato i Comuni a mettere regole che riducano l’uso dell’acqua potabile per irrigare o riempire le piscine oltre alle altre appena menzionate. Segue a ruota la Toscana, dove il sindaco di Livorno ha deciso di multare fino a 500 euro chi viene colto a sprecare l’acqua per uso non abitativo. In Piemonte l’allerta riguarda quasi 150 Comuni. Allarme anche in Lombardia. Il governatore Attilio Fontana ha invitato la popolazione a “fare uso parsimonioso dell’acqua“; sottolineando che si sta vivendo “una situazione eccezionale, di una gravità che non si era mai verificata in questi anni“. Secondo Confagricoluta, i danni ammonterebbero già a due miliardi di euro. Non va meglio nel Triveneto dove laghi e fiumi sono già ai minimi come fossimo in agosto. Nella campagna padovana la siccità che morde da mesi, bruciano frutta e verdura nei campi con una riduzione della produzione di oltre il 20% già a giugno. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti Padova. Meloni, angurie, zucche e zucchine, melanzane e piante di pomodori ustionati dai raggi del sole. Lo stress idrico mette a rischio anche le coltivazioni estensive come il mais, le barbabietole, la soia; ma pure la viticoltura ne risente con il rischio che venga compromessa un’annata che invece avrebbe i numeri giusti per una produzione di qualità e nella norma.

La situazione al Sud

Preoccupazione anche a Roma e nel Lazio dove, se non dovesse piovere nei prossimi giorni, si rischia lo stesso razionamento del Nord Italia. Come riporta il Corriere, va male ovunque: anche in Umbria, nelle Marche e in Abruzzo con il 40% di deficit di piogge primaverili. Va nettamente meglio in Sardegna che mantiene un ottimo 80% di scorte d’acqua nei propri invasi. In Campania comincia a intravedersi lo spettro del razionamento, calano i livelli dei fiumi.  Crisi idrica anche in Basilicata mentre in Puglia, per il momento, gli invasi avrebbero gli stessi livelli di acqua dello scorso anno. Non c’è allarme, al momento, nemmeno in Calabria i cui bacini si trovano per adesso in media con quelli degli altri anni. Sorpresa dalla Sicilia: “nelle 25 dighe su tutto il territorio l’acqua supera i livelli dell’anno scorso con volumi d’acqua pari a 572,85 milioni di metri a fronte dei 477,09 del 2021“, dicono gli esperti al Corriere. Decisive, in tal senso, le piogge primaverili ben distribuite su tutto il territor

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