Willy, la requisitoria del pm: colpi violentissimi dati per annientare. Le lacrime della mamma

giovedì 12 Maggio 13:21 - di Riccardo Angelini

E’ iniziata oggi al Tribunale di Frosinone la requisitoria dei due procuratori nel processo per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, ucciso a Colleferro la notte tra il 5 e il 6 settembre 2020. In aula gli imputati, Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, oltre alla mamma della vittima, Lucia Monteiro, visibilmente commossa durante l’esposizione del pm. “Il fatto è tanto brutto quanto semplice, avvenuto in 50 secondi di confusione. Una aggressione becera e selvaggia – ha detto il pm Francesco Brando – posta in essere da quattro persone ai danni di un ragazzo di 21 anni”.

Gli imputati soggetti pericolosi, praticavano uno sport violento

Degli imputati ha detto: “Parliamo di soggetti al centro in passato di vicissitudini processuali, conosciuti come pericolosi e perché praticano Mma, il più violento tra gli sport di contatto che richiede una certa accortezza da chi lo pratica e conosce le conseguenze dei colpi – ha aggiunto il sostituto procuratore – La prestanza fisica, la preparazione atletica acquisita vengono utilizzate come arma per imporsi e prevaricare sugli altri soggetti coi quali entravano in contatto per annientare il contendente e metterlo in una condizione di impossibilità di reagire, senza pensare alle conseguente dei colpi e indifferenti alla minorata difesa della vittima”.

Hanno dato colpi tecnici, per provocare conseguenze gravissime

E sottolinea: “Questa abilità era un’arma.  La morte di Willy è una tragedia, quello che è successo a lui poteva succedere a chiunque altro si fosse trovato a contatto con quei soggetti. Chiunque altro sarebbe potuto morire al posto di Willy o insieme a Willy. Anche Samuele Cenciarelli – aggiunge il pm Brando – venne colpito con un calcio alla gola, ‘rimasto senza fiato’, come detto da un testimone. I calci vengono dati intenzionalmente a parti sensibili del corpo. Colpi tecnici, violentissimi, dati per provocare conseguenze gravissime“.

Willy dopo il primo calcio non ha più la possibilità di fare niente

“Willy era un ragazzo nel pieno dell’inizio della sua vita, che lavorava, aveva intrapreso una carriera per diventare cuoco. Era nel pieno della gavetta e quella sera, alla fine della giornata lavorativa, era andato a prendersi una cosa da bere. Quando l’amico Federico Zurma è stato aggredito, lui è andato a chiedere cosa fosse successo insieme a Cenciarelli. Lo avrebbero fatto tutti e quando capiscono che la situazione si è tranquillizzata, stanno per andare via. Sono le 3.23. I fratelli Bianchi stavano arrivando, lo sapevano anche gli altri imputati. Come sapevano che la situazione si stava mettendo per il peggio. Tutto parte da un calcio violento dato con la pianta del piede a Willy che lo fa finire contro una macchina. E un calcio professionale devastante. Quando prova a rialzarsi gli si scagliano contro e non ha più la possibilità di fare niente. Questo lo dice Vittorio Tondinelli, amico stesso dei Bianchi e poi considerato ‘infame’. Insomma, il teste perfetto, che dice anche di aver visto Belleggia colpire la testa di Willy con un calcio come fosse un pallone“.

L’azione del branco è unitaria, tutti e 4 gli imputati partecipano attivamente

Continua così la lunga requisitoria del pubblico ministero Francesco Brando. “L’azione che parte con i fratelli Bianchi si va poi a connotare come azione unitaria. Insieme si galvanizzano e Willy non tenta nemmeno di difendersi, perché non gli viene nemmeno concessa la possibilità di farlo. Samuele Cenciarelli prova a difenderlo in modo disperato, ma viene colpito alla trachea con un calcio che lo lascia senza respiro e un pugno alla mandibola ben assestato. Quella sera sarebbe potuto morire anche lui”.

“Tutti e 4 gli imputati partecipano attivamente all’aggressione a Willy. Lo dice Samuele Cenciarelli che solo per caso non ha avuto lo stesso destino di Willy. Sono un unico corpo che va via. Pincarelli li raggiungerà poco dopo nel locale del fratello di Marco e Gabriele Bianchi”.

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