Strage a Samarate, l’architetto assassino chiese scusa alla figlia la notte prima (video)

venerdì 6 Maggio 16:13 - di Mia Fenice
Samarate

Strage a Samarate, è saltato l’interrogatorio di Alessandro Maja. Il 57enne, come si legge sul sito dell’Ansa.it, è accusato dell’omicidio della moglie Stefania e della figlia Giulia e del tentato omicidio del figlio Nicolò. Le sue condizioni psichiche, si legge ancora, sarebbero “incompatibili con il carcere”. A dirlo sono i suoi avvocati difensori, Enrico Milani e Sabrina Lamera, i quali hanno detto che Maja «si trova in ospedale a Monza, in psichiatria», una notizia che gli è stata comunicata “ieri sera”.  Il 57enne era atteso a Busto Arsizio per l’interrogatorio di garanzia, che ora sarà rinviato a quando Maja sarà in grado di parlare.

Strage a Samarate, il racconto del nonno

E intanto emergono nuovi dettagli. Ieri durante la puntata di giovedì 5 maggio Pomeriggio Cinque è tornato sul delitto di Samarate. «Mia figlia era sposata con Alessandro dal ’92 e da allora ci siamo visti praticamente un giorno sì e uno no», racconta il padre della vittima, Giulio, smentendo le voci di una possibile separazione della coppia. Quindi, è tornato sulle condizioni del genero. «Era una persona squisita, voleva bene ai suoi figli e tutte le sere che andavamo da loro aveva Giulia abbracciata sulle gambe. Sempre. In questi ultimi tempi, però, era cambiato radicalmente. Parlava poco, era molto riservato. Non ci ha mai detto esattamente da cosa derivasse questo suo malessere».

Strage a Samarate, il racconto del nonno

Nel corso del collegamento con Barbara d’Urso l’uomo ha poi raccontato un dettaglio importante: «Ho accompagnato mia nipote a tennis il giorno prima e durante il tragitto mi ha detto “Nonno, stanotte è successa una cosa strana, papà si è seduto sul mio letto e mi ha chiesto scusa”. E il giorno dopo è successo tutto». Il nonno prosegue nella ricostruzione, spiegando di essersi offerto per aiutare Alessandro a superare le recenti difficoltà. «Sabato mattina io e mia moglie Ines siamo andati a casa loro e per la prima volta in vita mia mi sono sfogato, volevo capire cosa stesse accadendo: gli ho urlato contro, gli ho chiesto di comportarsi da uomo, perché ha due figli e una moglie da guardare. Lui è rimasto immobile, senza dire una parola».

Le condizioni del nipote Niccolò

Infine, la speranza che il nipote gravemente ferito possa farcela. «Sono andato questa mattina a trovare Niccolò, pensavo di trovarlo molto peggio di come l’ho visto. Era quello di prima, aveva solo la testa fasciata a coprire la ferita ma per il resto era bello come sempre. Ho parlato con il medico e mi ha detto che le condizioni sono stabili. Come percentuale che ci sia il 70% di buone possibilità che ce la faccia. Il che mi ha rincuorato». (Guarda video Pomeriggio cinque)

 

 

 

 

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