Pd e M5S, siamo alla farsa: si promettono “fedeltà reciproca” davanti al vassoio degli aperitivi

27 Mag 2022 12:51 - di Guglielmo Federici
Pd M5S

Pd e M5S il “matrimonio” forzato va avanti. Il rito prematrimoniale si celebra a Roma davanti a una vassoio di olive, tarallucci e formaggio: è il “patto dell’aperitivo” siglato a casa di Giuseppe Conte: invitati, Enrico Letta e il capogruppo del Movimento 5Stelle all’Assemblea regionale siciliana Nuccio Di Paola. Della compagnia anche il referente Pd  in Sicilia Anthony Barbagallo. Il debutto del patto per le primarie unitarie si fa a Roma, ma ha come obbiettivo le amministrtive in Sicilia, le regionali in Lombardia, il Lazio, in vista delle prove generali per le politiche del 2023. Sarà un’ubriacatura di aperitivi, tra prosecco, Aperol Spritz e quant’altro. Si consiglia di portare anche una scorta di Maalox. L'”abbraccio” è epocale quanto indigesto: per la prima volta Partito democratico e Movimento 5Stelle accelerano verso le primarie comuni per una tornata elettorale. Per convenienza e non certo per convinzione.

Alleanza beffa Pd e M5S: il patto dell’aperitivo

Questa alleanza è una beffa e lo sanno tutti, Letta e Conte per primi. Il segretario Pd è di fronte a un dilemma disperato: far andare in bestia i suoi con le “nozze” di convenienza con i grillini; oppure rischiare la débacle alle urne. Lui ha scelto la prima  opzione, nonostante con il partito dell’ex premier le distanze siano abissali sul fronte bellico: Conte “strappa” in continuazione, i grillini rischiano di far saltare gli equilibri di governo a cui Letta tiene molto. Quindi la scelta deve essere stata tragica: il segretario Pd sa che con il M5S non potrà nascere nulla di buono, per parafrasare una frase di Giorgia Meloni. Ma sa anche che senza questa “stampella” strapalata  le elezioni prossime venture saranno una tragedia. Primum vivere deinde philosofari, dicevano i latini. Per cui Letta è costretto a prendere aperitivi con la compagine pentastellata in tutta Italia. Gli andranno di traverso?

Primarie comuni Pd e M5S : i patti “prematrimoniali”

Intanto è andata di traverso a molti dei suoi l’apertura a Conte pronunciata da Dario Franceschini: hanno dovuto prendere chili di Maalox per l’ulcera gastrica incipiente: «Conte? Sta portando i 5 Stelle verso un percorso riformista e di alleanza con il Pd», ha detto il ministro della Cultura causando le ire nel partito. Il “patto dell’aperitivo” è però ormai realtà. Pur di salvare l’alleanza giallorossa per meri interessi di bottega Letta preferisce “turarsi il naso”- anche in questo caso Meloni docet- pur non avendo garanzie sul dove lo porterà l’abbraccio con i grillini. Conte starebbe già dettando le condizioni, secondo la ricostruzione di Repubblica.  “La decisione – come entrambi gli alleati si affrettano a precisare una volta che la notizia della riunione è trapelata – non è ancora definitiva”. Ci sono alcuni dettagli da formalizzare come in tutti i matrimoni di convenienza che si rispettino.  Prima, di certo, dovranno discuterne i gruppi dirigenti locali: domani si comincerà con la direzione regionale del Pd, la settimana dopo il fascicolo approderà sul tavolo del gruppo grillino nel Parlamento siciliano. Letta, però, definisce già la prospettiva «incoraggiante».

Conte e Letta già divisi sul dopo: l’aperitivo andrà di traverso?

Se lo dice lui… Ci sarebbero già nero su bianco i “patti prematrimoniali”. La bozza c’è già: “In casa  Conte, le linee guida sono state illustrate dai referenti siciliani ai due leader. L’ipotesi è una serie di assemblee seguita da una consultazione online, con gazebo allestiti solo nei 30 comuni più popolosi: per votare fisicamente, però, servirebbe comunque la registrazione online. In ogni caso la partecipazione sarebbe gratuita”. E come si dice di  tutti i fidanzamenti: “se son rose fioriranno”. Siamo a questi livelli. Su cosa accadrà dopo, infatti, i due alleati non hanno un’idea chiara né univoca:  «È chiaro che se andasse bene si potrebbe replicare», dicono fonti della segreteria di Letta più possibiliste. Almeno nel Lazio, del resto, il Movimento 5Stelle fa già parte della giunta guidata da Nicola Zingaretti. Di segno opposto i grillini: «Ogni realtà territoriale va per conto proprio – minimizzano  nell’entourage di Conte – non c’è un automatismo. Si deve valutare bene caso per caso». Tra chili di Maalox nel Pd,  la fuga dal Movimento dell’eurodeputato Dino Giarrusso e i distinguo di Conte,  diciamo che gli auspici sono modesti.

Già Conte – che il 6 e il 7 giugno sarà nell’isola per le amministrative di Palermo e Messina – ha posto due condizioni al Pd: «No ad allargare in modo indiscriminato il campo progressista e no alla leadership delle poltrone». Chi ci capisce è bravo. Non si sa chi è più disperato tra i due contraenti.

 

 

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