Ospiti nei talk show, libera informazione o regia occulta del Cremlino? Il Copasir vuole vederci chiaro

9 Mag 2022 12:30 - di Chiara Volpi
Copasir

Regia occulta del governo russo o semplice approfondimento giornalistico implicito nella grammatica dei talk show? Informazione, che deve essere libera. O disinformazione costruita a tavolino? Per ora, quello del Copasir, è solo un sospetto che si concentra sulla scelta degli ospiti nei salotti d’approfondimento tv. E prima che possa formularsi un’accusa circostanziata e dimostrabile, serviranno delle prove. Ma il dubbio amletico tra diritto di cronaca e dovere di contraddittorio giornalistico, e un’operazione di disonformatia organizzata dagli uomini di Mosca, aleggia pesantemente nelle stanze del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Tanto che l’organismo vuole vederci chiaro. E ha messo in agenda un calendario fitto di incontri a riguardo che vede la convocazione per mercoledì prossimo di Mario Parente, direttore dell’Aisi (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna). Il giorno dopo dell’ad della Rai Fuortes (12 maggio). E la settimana successiva di Giacomo Lasorella, presidente Agcom.

Regia occulta dietro gli ospiti dei talk show? Il Copasir vuole vederci chiaro

E allora, prima il caso di Nadana Fridirkhson, ospite gettonata in doversi programmi (è stata recentemente a Cartabianca). Tanto che Nona Mikelidze, Nathalie Tocci e Andrea Gilli ultimamente hanno deciso di declinare l’invito di Floris per la presenza della «giornalista della tv del ministero della Difesa russo», che addirittura si lanciò a evocare il rischio di “censura” qualora non fosse riuscita a esprimersi a dovere, scatenando l’ilarità dello studio e degli spettatori a casa. Poi, il caso del primo maggio scorso quando, nella prima serata della tv italiana, sono andate in onda contemporaneamente due interviste. Quella al ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov (Rete4). E quella al giornalista amico di Putin, Vladimir Solovyev (La7). «Due voci ufficiali di Putin, entrambi sotto sanzioni da parte dell’Italia e della Ue», ricorda oggi la Repubblica.

Il dubbio tra informazione libera e disinformazione russa

Infine, sono arrivate le parole di Joseph Borrell, politico spagnolo che è l’Alto rappresentante dell’Unione europea per le politiche di sicurezza che – riferisce oggi Il Giornale – «aveva iniziato con il dire che l’agenzia russa Sputnik e il quotidiano Russia Today fossero delle “armi nell’ecosistema di manipolazione del Cremlino”, che “bombardano le menti e gli spiriti: l’informazione è il combustibile della democrazia. Se l’informazione è di cattiva qualità, anche la democrazia è di cattiva qualità”». Tutti tasselli di un mosaico ancora in via di composizione, che fanno sorgere dubbi e retro-pensieri. Esiste una mailing list preferenziale? C’è qualcuno, magari in ambasciata, che mette a disposizione i contatti? Dove finisce la libertà e l’autonomia degli autori dei talk show? E dove comincia la regia occulta?

Chi sceglie gli ospiti? E in base a cosa? C’è una lista? Tutte le domande possibili

Sono più o meno queste le domande che immaginiamo potrebbe essere nella scaletta del Copasir. O quantomeno, i punti tematici da cui si potrebbe ripartire. «Noi ci occupiamo non dell’informazione, che deve essere libera – spiega il presidente del Copasir e senatore Fdi Adolfo Urso, intervenuto a 24 Mattino su Radio 24 –. E anzi dobbiamo fare in modo che lo sia effettivamente dalle opere di disinformazione. Dobbiamo occuparci, con le modalità che la legge ci consente, di quello che può essere accaduto. O che accade come opera sistematica di ingerenza straniera nel nostro Paese. Attraverso campagne guidate da attori statuali per condizionare la nostra diplomazia. Condizionare la nostra informazione con campagne di disinformazione».

Ospiti dei talk show, giornalismo o propaganda? Urso (Copasir): «Ecco gli atti pubblici dell’Ue»

Non solo. Sempre riguardo all’approfondimento del Comitato sulle ingerenze straniere e disinformazione, dopo le polemiche sull’informazione in merito alla guerra in Ucraina e agli ospiti russi in tv nei talk show, Urso parla di un imprescindibile lavoro «a garanzia della struttura democratica dell’Italia e della Ue» e del fatto che, quindi, «l’informazione sia davvero libera e plurale». A tal proposito, peraltro, il presidente del Copasir ha ricordato che sui sospetti di una disinformazione «basta leggere gli atti pubblici dell’Unione europea». Laddove una task force europea ha conteggiato «13.831 casi di disinformazione accertati dal 2014 a oggi». E ancora. «Più recentemente, dopo l’invasione russa dell’Ucraina – ha concluso Urso – il parlamento europeo ha approvato un’altra risoluzione. Dove si enumerano tantissimi casi e modalità in cui opera la disinformazione russa». Il terreno è impervio e scivoloso, dunque. Ma secondo il Copasir è cruciale affrontarlo.

 

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