Lavrov porta la propaganda russa sulla tv italiana. E i social lo rilanciano con l’hashtag “Goebbels” (video)

2 Mag 2022 10:22 - di Viola Longo
lavrov

In tv va Sergej Lavrov, su Twitter rimbalza l’hashtag Goebbels. L’intervista a Zona Bianca del ministro degli Esteri russo, infatti, ha suscitato non poche polemiche sui social, dove è stata letta come una vetrina per la propaganda di Mosca, ritenuta non sufficientemente arginata dal conduttore Giuseppe Brindisi, sebbene poi seguita da un dibattito in studio. E, certamente, per quanto, come molti hanno osservato, portare Lavrov sulla tv italiana sia stato un “colpaccio”, il ministro russo non ha concesso nulla di nuovo rispetto alla narrazione del conflitto svolta fin qui dal Cremlino.

Lavrov se la prende con gli Usa e Zelensky

«Abbiamo le armi ultrasoniche che sono state elaborate perché i missili degli Usa saranno rivolti non contro la Corea del Nord, ma contro la Russia. Noi eravamo pronti a parlare con gli Usa per un nuovo accordo sulla stabilità strategica, ma la controparte americana ha interrotto i negoziati», ha detto Lavrov, aggiungendo che «il governo ucraino è diventato uno strumento degli estremisti nazisti e del governo degli Usa». Lavrov, quindi, ha sostenuto che gli ucraini «erano stanchi del regime di Zelensky», con buona pace della strenua, disperata resistenza che stanno opponendo agli invasori russi.

Il passaggio sull’antisemitismo che fa infuriare Israele

Lavrov quindi ha assicurato che «non vogliamo cambiare regime» in Ucraina, quella, ha detto, «è una specialità degli Usa». La Russia, invece, nel suo racconto vuole solo «garantire la sicurezza nell’Est del Paese e che non arrivino minacce alla Russia dall’Ucraina». Epperò poi Lavrov ha continuato a sostenere che in Ucraina «la nazificazione esiste» e poco conta che Zelensky sia ebreo, perché, ha sostenuto il ministro degli Esteri russo, «anche Hitler aveva origini ebree, i maggiori antisemiti sono proprio gli ebrei». Un’affermazione che ha suscitato la dura reazione di Israele, il cui ministro degli Esteri, Yair Lapid, ha convocato l’ambasciatore russo, spiegando che Tel Aviv si aspetta di ricevere della scuse per le parole «imperdonabili» di Lavrov.

Le accuse di Lavrov all’Italia e sul gas pagato in euro

Il ministro degli Esteri russo, quindi, ne ha approfittato anche per recriminare rispetto all’Italia, che «è in prima fila contro la Russia, ci siamo sorpresi, ci sembrava che il popolo italiano avesse un approccio un po’ diverso e sapesse distinguere il bianco dal nero». «Ci sono stati politici e media italiani che sono andati oltre, l’ambasciata ha trasmesso il materiale ed è stato aperto un procedimento per violazione del diritto da parte dei media italiani», ha detto, cercando poi un spazio per ammiccare direttamente agli italiani. «Io ho un bellissimo rapporto con il popolo italiano, non è questo in discussione», ha detto Lavrov, tornando poi all’attacco sul tema del gas. «Volete pagare il gas in euro e tenere i soldi nelle vostre banche? Questo è rubare i soldi, non è possibile», ha sostenuto.

Sulla Terza guerra mondiale è l’Occidente che «travisa»

Quanto alla paventata terza guerra mondiale, Lavrov ha affermato che «i mass media occidentali e i politici occidentali travisano, quando si parla delle minacce come la terza guerra mondiale». «La Russia non ha mai interrotto gli sforzi che garantiranno il non svilupparsi della guerra», ha sostenuto, citando gli accordi tra Gorbaciov e Reagan e aggiungendo che mentre la Federazione russa è favorevole a una «dichiarazione che confermi che una guerra nucleare non può essere mai iniziata» gli Usa respingerebbero questo accordo.

La pace? È Zelensky che dà «ordini criminali»

Ma, dunque, come si può arrivare alla pace? Lavrov ha definito la domanda «ottima, ma abbastanza tardiva». «I problemi sono iniziati anni fa, in realtà Zelensky aveva tutte le carte in mano», ha sostenuto il ministro degli Esteri russo, per il quale sarebbe stato proprio il presidente ucraino nel corso del suo mandato a ostacolare la pace. E, anche oggi, il pallino sarebbe nelle sue mani: «Zelensky può portare la pace se interrompe gli ordini criminali ai battaglioni nazisti e ferma le ostilità», ha detto Lavrov, sostenendo che «non vogliamo che si arrenda, ma che dia l’ordine di interrompere le ostilità e di lasciare i civili».

Lavrov insiste: gli orrori di Bucha restano un «fake»

Insomma, Lavrov, che sulla salute di Putin ha invitato a chiedere «ai leader che l’hanno incontrato», ha riproposto ancora quella narrazione che ribalta la realtà e che cancella il fatto che la Russia ha mosso la guerra l’Ucraina, anche se Mosca la chiama “operazione militare speciale”. Una negazione di ciò che è sotto gli occhi del mondo portata avanti ancora anche rispetto agli orrori di Bucha. «La verità è solo una: il 30 marzo, i militari sono usciti da Bucha, il sindaco ha dichiarato la vittoria e che la città era tornata a una vita normale. Poi dopo tre giorni hanno cominciato a far vedere questi morti. Non voglio approfondire, ma è talmente evidente che è un fake», ha ribadito Lavrov, incurante delle immagini, delle testimonianze di attori terzi come i giornalisti di mezzo mondo, dei rilievi satellitari, delle prove sui crimini di guerra che stanno raccogliendo le commissioni internazionali.

Per Mosca il 9 maggio non cambia il corso delle guerra

Nulla di tutto ciò trova anche solo un’eco lontana nella sfacciata propaganda di Mosca, che continua a sostenere che «l’operazione in Ucraina dipende, in primo luogo, dalla necessità di ridurre al minimo i rischi per la popolazione civile e i militari russi». I quali, ha detto Lavrov, «non adatteranno artificialmente le loro azioni a nessuna data, incluso il Giorno della Vittoria», facendo riferimento alla data del 9 maggio, in cui la Russia celebra la vittoria sul nazismo indicata prima come possibile fine del conflitto e ora come possibile giorno di innesco della “guerra totale”.

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