L’invasione dell’Ucraina stile Urss lo dimostra: in Europa c’è sempre più bisogno della destra

martedì 31 Maggio 12:25 - di MGH

Gli sconvolgenti eventi geopolitici, peraltro iniziati a ridosso di una pandemia la cui gestione (se si può parlare di ‘gestione’) ha minato le basi delle economie nazionali europee e il loro tessuto sociale, dimostrano che c’è bisogno di più destra in Europa. E non di una destra qualsiasi. Non è il momento delle pseudo-destre à la Fidesz, Lega e Rassemblement National. È il momento della destra italiana. Quella con la fiamma sul suo simbolo, quella di Fratelli d’Italia. Quella tradizionale, quella sana, con le radici forti. Quella che si batte per l’autonomia delle nazioni, la libertà e la sovranità.

L’aggressione all’Ucraina è un evidente rigurgito sovietico

L’aggressione della Russia all’Ucraina è un evidente rigurgito sovietico. Rifacendosi direttamente a Stalin, Putin si è fatto carico dell’espressione più brutale del comunismo. Quella che rinnega persino la politica leninista della korenizacija, che concedeva – sempre nell’ambito di una politica imperialista, sia chiaro – una leggera autonomia culturale alle Repubbliche Sovietiche. Per la Russia di Putin, l’Ucraina non ha diritto di esistere. Certo, l’Ucraina è una nazione giovane, connotata da una forte postcolonialità:la sua identità si è formata (anche) dall’incontro delle culture polacca, russa, rutena, asburgica, ebrea. Ma osservare come le sinistre (post-)comuniste europee, e in primo luogo quella italiana e tedesca, si siano date a un giustificazionismo dell’aggressione militare, è cosa piuttosto ilare. Coloro che hanno sempre affermato di battersi per la libertà e l’autonomia dei popoli, gli antiamericanisti mascherati da falsi antimperialisti, sono quelli che si mettono al fianco dell’autocrate euroasiatico, relativizzando i massacri della popolazione ucraina con l’assurda frase “Putin deve difendersi dall’espansione della NATO a est”.

Il “trauma” delle sinistre europee

Cosa ilare, dicevo. Ma non solo. A guardar bene è cosa ovvia. Le sinistre europee non hanno ancora superato il trauma del crollo dell’Unione Sovietica. Che importa se un missile cade sulla Galizia, culla di civiltà nazionale e regionale da secoli? Che importa se le donne ucraine vengono violentate (avevamo capito che la sinistra fosse femminista, ma forse ci sbagliamo), se in ballo c’è l’eredità di un sogno perduto?

E’ il momento della destra

Sabato 21 maggio, all’università Humboldt di Berlino si è tenuto un congresso a cui hanno partecipato personalità di sinistra, tra cui anche Oscar Lafontaine della Linke. Il messaggio è stato chiaro: bisogna fermare una guerra la cui responsabile è la NATO. Non Putin, non l’imperialismo sovietico e il neostalinismo, ma la NATO. Anche in Italia vediamo ‘intellettuali’ di sinistra affannarsi a giustificare crimini di guerra, perché nati col mito della Madre Russia (socialista).

La destra italiana non può perdere l’occasione di dimostrare la sua importanza in questa congiuntura politico-culturale. Sì, culturale, perché è uno scontro tra due modi di vedere il mondo quello che stiamo osservando. Da una parte la libertà, la democrazia, il valore della nazione, anche di quelle giovani, nate dalle macerie della barbarie comunista. Dall’altra la barbarie appunto, un’idea d’Europa asiatica, autocratica, imperialista. La sinistra fa parte della seconda fazione, perché la nazione e la sovranità per loro non sono un valore. C’è più bisogno di destra italiana in Europa, e la destra italiana non può stare a guardare.

 

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