Lega, il nuovo consulente di Matteo è un avvocato di Frattaminore. E il partito è in subbuglio

domenica 29 Maggio 18:20 - di Francesco Severini
Salvini consulente

Certamente il racconto di Repubblica sarà un po’ in malafede però qualcosa di vero dovrà pur esserci. Per farla breve sembra che nello stato maggiore leghista nessuno fosse a conoscenza dell’intenzione di Matteo Salvini di recarsi a Mosca per incontrare Putin.

Un’ansia di protagonismo che anche nella cerchia ristretta che affianca il Capitano viene vista con una certa diffidenza. Perché da qualche settimana c’è un nuovo consulente molto ascoltato dal segretario per quanto riguarda gli affari esteri e che sta creando subbuglio nel Carroccio. Scrive Repubblica che Salvini “mentre girava piazze elettorali professando la pace, dicendosi contrario al nuovo invio di armi agli ucraini, ha continuato a cercare gli agganci giusti per giungere a Vladimir Putin, il punto di riferimento internazionale mai completamente sconfessato. Ha attivato alcuni vecchi canali con Russia Unita: la Lega e il partito di Putin siglarono nel 2017 un patto di collaborazione”.

Ma soprattutto “Salvini ha fatto leva sui “consigli” di un legale che lo affianca da qualche mese: si chiama Antonio Capuano, è stato deputato di Forza Italia dal 2001 al 2006 e consigliere comunale di Frattaminore, in Campania, fino al 2012. Prima di lavorare all’estero, in Medio Oriente, e scomparire dalle cronache politiche”. Pare che Salvini si affidi a Capuano per la politica estera. Si dovrebbe dunque a questo nuovo consulente la svolta pacifista e neutralista del leader leghista che ha avvicinato le sue posizioni a quelle di Giuseppe Conte mollando Draghi e la sua linea dura atlantista.

I consigli di Capuano, tuttavia, non hanno al momento generato grandi successi politici. Anzi. Hanno fatto maturare all’interno del partito crescenti malumori, soprattutto per l’idea del viaggio a Mosca. «Nel migliore dei casi – dice un senatore leghista al Corriere – non arriva nessun risultato. Mentre le foto fatte a Mosca rischiano di trasformarsi in un danno colossale. Con magari l’accusa, peraltro già sentita, di una trovata elettorale». E un altro, impietoso commenta: «non sono riusciti né il papa né Berlusconi. Mentre Macron e Scholz ci hanno parlato sì, ma per telefono. E se per caso, Matteo riuscisse ad arrivare al Cremlino, sarebbe pure peggio: l’unico leader occidentale ricevuto a Mosca. Non una medaglia».

 

 

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