La rivincita dell’ex Oms Zambon: lavorerà per l’Ulss di Treviso. Fece esplodere il caso sul piano pandemico

lunedì 2 Maggio 18:29 - di Redazione
zambon

Arriva il “riscatto” dell’ex funzionario dell’Organizzazione mondiale della sanità, Francesco Zambon.  Il medico e ricercatore fece esplodere il caso sul “piano pandemico”. Salì alla ribalta circa due anni fa per aver segnalato la mancanza di aggiornamenti del piano pandemico in Italia dal 2006 e successivamente si dimise dall’ufficio Oms di Venezia.

Zambon assunto dalla Ulss n.2 di Treviso

Ora è stato assunto con un concorso dall’Azienda sanitaria Ulss n.2 di Treviso, e affiancherà il direttore sanitario, Stefano Formentini, nella gestione del piano pandemico 2021-2023. Come riporta il sito dell’Ansa.it lo ha riferito oggi il direttore generale, Francesco Benazzi, a margine della presentazione del Centro trapianti di midollo osseo allogenico all’ospedale di Treviso. In seguito, ha aggiunto Benazzi, Zambon «sarà sempre utilizzato a livello di direzione per una serie di progettualità che andremo a svolgere nel tempo, a cominciare dall’educazione alla salute».

Il profilo professionale di Zambon

Ecco il suo profilo professionale. Come ricostruisce Repubblica.it, Zambon è laureato in Medicina a Padova a 24 anni con 110 e lode con una tesi sull’epidemiologia dell’epatite C, specializzazione di 4 anni in medicina di comunità, dottorato in Scienze della programmazione sanitaria a Padova, ricercatore al Karolinska Institutet di Stoccolma, master alla Bocconi sul management applicato alla direzione delle aziende sanitarie e master Cimba in business administration.

Il report sulla prima risposta dell’Italia al Covid

Zambon – ricorda il quotidiano romano – è il funzionario che ha coordinato il rapporto sulla gestione italiana della prima ondata dell’epidemia, “Una sfida senza precedenti. La prima risposta dell’Italia al Covid-19”. «Pubblicato – si legge ancora –  il 13 maggio e rimosso dopo nemmeno 24 ore, il report è finito al centro di un caso internazionale perché rivela che il piano pandemico italiano era stato concepito nel 2006 e solo “riconfermato” nel 2017 con un sostanziale copia-incolla. Secondo le accuse del medico veneto, l’assenza di un piano aggiornato fu uno dei fattori che contribuirono alla situazione drammaticamente caotica nella gestione delle prime fasi della pandemia».

 

 

 

 

 

 

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