“Entrate, entrate!”, il grido disperato durante la strage in Texas e l’accusa: la polizia ha ritardato l’intervento

giovedì 26 Maggio 17:25 - di Greta Paolucci
Strage Texas

Strage in Texas, oltre il dolore, i dubbi: oggi c’è chi accusa la polizia di aver esitato e ritardato l’intervento… Mentre le indagini proseguono per ricostruire dinamica e tempistica della strage in Texas, oltre ai dettagli inquietanti sull’esecuzione della carneficina. Il ferimento e l’uccisione delle vittime, si insinuano pesanti dubbi sulla tempestività dell’intervento delle forze dell’ordine. E sulla possibilità che alcuni messaggi che il killer ha anticipato sulle sue terribili intenzioni via social siano potenzialmente sfuggite a un monitoraggio sui social.

Strage in Texas, oggi è il giorno dei dubbi e delle polemiche

«Sto andando a sparare in una scuola elementare», aveva scritto Salvador Ramos in un post su Facebook – ha spiegato il governatore del Texas Greg Abbott nel corso di una conferenza stampa –. Precisando che questo messaggio è stato preceduto da altri due in cui il 18enne autore del massacro prima annunciava di voler sparare alla nonna e poi di averlo fatto». Di contro, il portavoce di Facebook, Andy Stone, ha precisato che non si trattava di post. Ma «di messaggi di testo privati diretti a una persona che sono stati scoperti dopo la terribile tragedia». Aggiungendo poi: «Stiamo collaborando a stretto contatto con le forze dell’ordine per l’inchiesta in corso».

La polizia ha esitato e ritardato l’intervento?

Non solo. Venendo al primo punto in oggetto – quello che riguarda la tempistica dell’intervento degli agenti – fa rumore in queste ore il racconto di una donna secondo cui gli uomini delle forze dell’ordine giunti alla scuola avrebbero esitato ad entrare. Anche dopo le grida drammatica che la signora avrebbe indirizzato loro, all’esterno della Robb Elementary di Uvalde, in Texas, dove Salvador Ramos stava sparando contro i bambini e gli insegnanti della scuola elementare. Ripetendo insistentemente: «Andate dentro! Andate dentro!»… Non solo. Altri testimoni avrebbero riferito ai media americani che le forze di polizia «potevano fare di più, ma non erano preparati».

Strage in Texas, il killer è rimasto dentro la scuola tra i 40 minuti e un’ora

Secondo quanto riferito dal direttore del dipartimento di Pubblica Sicurezza, Steve McCraw, l’assalitore sarebbe rimasto all’interno della scuola tra 40 minuti ed un’ora. Secondo le ricostruzioni della dinamica dell’attacco finora fornite, Ramos al suo arrivo alla scuola ha avuto un “contatto” con gli agenti ed ha aperto il fuoco, ferendone due. Poi è entrato nell’edificio e si è barricato in una classe iniziando a sparare ed uccidere i bambini e le maestre. Pertanto, l’assalitore sarebbe stato fermato solo quando è arrivata un’unità tattica del Border Patrol – a disposizione perché Uvalde è vicino al confine con il Messico – che è intervenuta e ha ucciso l’attentatore. Ma anche qui ci sarebbero stati problemi, perché gli agenti non riuscivano ad aprire la porta ed hanno dovuto cercare la chiave.

La difesa di agenti e squadre speciali

McCraw, nel difendere l’operato della polizia, ha quindi asserito che «le forze dell’ordine erano lì. Hanno reagito immediatamente, hanno confinato Ramos in una sola aula», ha detto. Affermazioni con cui ha concordato anche il capo dell’Us Border Patrol, Raul Ortiz, che ha a sua volta confermato che i suoi agenti «non hanno esitato. Hanno preparato un piano – ha spiegato alla Cnn – e sono entrati nella classe. Dove hanno affrontato la situazione nel modo più veloce possibile». Quindi, ricordando che «l’unità è composta da agenti addestrati a rispondere ad incidenti improvvisi ed alto rischio», Ortiz ha anche aggiunto che, però, «nulla ti prepara alle scene come quelle a cui gli agenti hanno assistito» in quella scuola…

 

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