Bonomi: «La maggioranza non ha mai condiviso uno spirito di concordia nazionale. Troppe bandiere di partito»

venerdì 27 Maggio 13:38 - di Alessandra Parisi

“I partiti dell’eterogenea coalizione dell’attuale governo non hanno mai davvero condiviso uno spirito di concordia e cooperazione nazionale”. La denuncia è forte e arriva dal numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi nella sua relazione all’assemblea privata degli industriali. “Man mano che hanno preso ad avvicinarsi turni elettorali amministrativi e poi le elezioni per il Quirinale, ciascuno di essi ha iniziato ad anteporre bandierine identitarie”.

Bonomi all’attacco della maggioranza: troppo rissosa

Bonomi, che con il premier ha ottimi rapporti, mette all’indice la maggioranza rissosa e poco responsabile di fronte alle emergenze di questi mesi. “Il fenomeno è stato crescente, e via via -sempre più difficilmente contenibile. Per la necessità di evitare folli crisi di governo. Che avrebbero minato quella nuova e straordinaria autorevolezza europea e mondiale che la premiership di Mario Draghi assicura all’Italia”. Il governo dei migliori, insomma, non convince gli industriali. Nel crescendo del suo intervento c’è spazio anche per il Sommo Poeta. “Nel mezzo del cammin del mio mandato, mi ritrovai per una selva oscura… Con enorme rispetto per Dante Alighieri abuso dell’incipit della sua Divina Commedia, perché mi pare si presti bene a descrivere la situazione in cui ci troviamo”.

“In Confindustria niente collateralismi politici”

Il presidente di Confindustria apre con queste parole l’assemblea che ha ‘fortemente’ voluto in presenza. “Senza collegamenti digitali, perché essa coincide con l’esatta metà del mio mandato. Ed  è dunque  l’occasione per capire meglio che cosa abbiamo dovuto affrontare negli ultimi due anni.  Come lo abbiamo fatto, e come indirizzare il nostro operato nel biennio a venire”. “In Confindustria non ci può essere spazio per alcun collateralismo politico e partitico”, ha voluto ribadire. “In alcune parti d’Italia, a un occhio attento, le imprese sono troppo vicine a questo o quel sistema di potere politico. Dobbiamo tutti guardarcene come da un contagio pericoloso”, ammonisce ricordando le parole del suo predecessore Guido Carli. Che richiamava spesso la necessità di “scongiurare ogni rischio di subalternità alle politiche dei partiti”.

Partiti e sindacati non hanno voluto un grande patto per l’Italia

Un report sincero, il suo, senza nascondere le enormi difficoltà della situazione attuale in cui versa l’economia italiana. “Si è inabissata la prospettiva su cui avevamo insistito tanto, fin dalla mia nomina. Cioè la necessità di affrontare la ripresa italiana attraverso un grande patto per l’Italia, pubblico e privato, imprese e sindacati, tutti insieme”. Parole che chiamano  in causa i partiti e una parte del sindacato. “Poco prima della legge di bilancio, alla nostra Assemblea pubblica annuale, il presidente Draghi appoggiò e fece propria con grande energia la nostra proposta. Ma rapidamente si comprese che non sarebbe stata accolta. I partiti preferiscono rapporti bilaterali con il presidente del Consiglio. Non hanno mai firmato impegni comuni”.

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