Berlinguer santo subito: la Rai lo celebra nel centenario della nascita neanche fosse Garibaldi…

martedì 24 Maggio 18:52 - di Riccardo Angelini
Berlinguer

A cento anni dalla nascita – domani mercoledì 25 maggio – la Rai ricorda Enrico Berlinguer con un palinsesto celebrativo degno di un padre della patria. Su Rai 1 la sua figura viene ricordata da “Oggi è un altro giorno”, alle 14, mentre su Rai 2 il professor Umberto Broccoli ne parla nel suo spazio di approfondimento a “I fatti vostri”.

Su Rai 3 alle 13.15 – e in replica alle 20.30 su Rai Storia – l’eredità di Enrico Berlinguer viene analizzata da Paolo Mieli e dal professor Silvio Pons a “Passato e Presente”. Ma anche il giorno dopo c’è spazio per ricordare Berlinguer con Walter Veltroni che racconta lo storico segretario del Pci nel doc “Quando c’era Berlinguer”, con filmati inediti e testimonianze di protagonisti del suo tempo, come Giorgio Napolitano e Mikhail Gorbaciov.

Ampio spazio alla ricorrenza anche nei Tg e nei Gr Rai: la Tgr Sardegna, in particolare, seguirà la visita commemorativa del Presidente Mattarella a Sassari, luogo di nascita del politico sardo. Su RaiNews 24 il ricordo è affidato ai servizi nelle diverse edizioni del Tg e agli approfondimenti di Mattina 24.

Sempre mercoledì 25 maggio su Rai Storia Berlinguer è protagonista di “Il giorno e la Storia”, alle 00.05 con repliche successive, e di “Enrico Berlinguer 1972 – 1984” , alle 22.30, un collage che parte dalle più importanti dichiarazioni pubbliche fatte dal Segretario del Pci per concludersi con le immagini del commosso omaggio nel giorno del suo funerale.  RaiPlay infine presenta una nuova antologia intitolata “Berlinguer, la rivoluzione gentile”, realizzata in collaborazione con Rai teche che raccoglie alcuni dei più importanti interventi del segretario del Pci nei programmi Rai.

Ora: non sarà un po’ troppo? In un paese dove si fa polemica pure per i soldi stanziati per celebrare San Francesco possibile che a nessuno venga in mente che mettere l’aureola a Enrico Berlinguer è un pochino esagerato? Si dice, giustamente, che fu l’uomo del compromesso storico. Al quale fu sacrificato anche Aldo Moro. Ma fu anche il segretario che voltò le spalle a una larga parte del movimentismo giovanile prima coccolato e attenzionato.

“La via del berlinguerismo – ha scritto Luciano Lanna nel saggio Prospettiva Berlinguer – puntando più alla responsabilità politico-istituzionale che alla sintonia con i movimenti, sacrifica e marginalizza una vasta parte del potenziale di rinnovamento presente nella società italiana, in particolare i bisogni delle giovani generazioni post-sessantottine”.

Ancora: fu l’uomo che ebbe il coraggio di tagliare con l’Urss comunista. Vero fino a un certo punto. Come ha scritto su Libero Francesco Carella, infatti, ” Enrico Berlinguer, nonostante alcuni passaggi critici – ancorché incerti – sul terreno dei rapporti con Mosca, rimase in punta di dottrina un comunista autentico. Non ripudiò mai l’Unione Sovietica, né accettò revisioni che potessero avvicinare il suo partito alle grandi famiglie riformiste europee. Egli non smise mai di essere «il capo di una sinistra conservatrice avversa a quella socialdemocratica e liberale». Era così graniticamente legato a tali idee che si convinse di potere riformare il comunismo (fu l’illusione dell’eurocomunismo) senza arretrare di un millimetro dalla matrice identitaria”.

Infine, fu anche il fautore e il convinto propugnatore delle politiche di austerità non solo da un punto di vista economico ma proprio come “mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che è entrato in una crisi strutturale e di fondo, non congiunturale, di quel sistema i cui caratteri distintivi sono lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione di particolarismi e dell’individualismo più sfrenati, del consumismo più dissennato. L’austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia; cioè il contrario di tutto ciò che abbiamo conosciuto e pagato finora, e che ci ha portato alla crisi gravissima i cui guasti si accumulano da anni e che oggi sì manifesta in Italia in tutta la sua drammatica portata”.

 

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