Banda nigeriana era specializzata in truffe a donne sole o malate oncologiche: 19 arresti in tutta Italia

martedì 3 Maggio 17:10 - di Davide Ventola
anziane sole, banda nigeriana

I Carabinieri di Savona, in questa provincia e in quelle di Bolzano, Como, Milano, Mantova, Rovigo, Pistoia e Siena, hanno sgominato una banda nigeriana, composta da una trentina di persone tra i 22 e i 42 anni di età. Diciannove sono stati arrestati per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio internazionale di denaro. Nei confronti di altri dieci immigrati nigeriani sono state emesse misure personali non custodiali.

L’operazione, nella cui fase esecutiva sono stati impegnati oltre cento militari del Comando Provinciale di Savona giunge al termine di una complessa indagine svolta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, nel corso della quale sono stati raccolti gravi indizi sulla esistenza di un’organizzazione criminale internazionale in grado di riciclare ingenti somme di denaro illecitamente ricavate da truffe online, perpetrate in diverse aree del territorio italiano, in Nigeria e in altri Paesi tra il 2019 e il 2021.

Secondo quanto emerso allo stato attuale delle indagini, il denaro, proveniente prevalentemente da diverse varianti delle “truffe alla nigeriana”, in particolare quella “sentimentale” e quella “man in the middle”, era ricevuto dagli uomini della banda nigeriana attraverso contatti diretti tra gli scammer, operanti prevalentemente in Africa, e vari connazionali in Italia, soprattutto in questa provincia.

Ecco come agiva la banda nigeriana

Il modus operandi è riconducibili alle seguenti tipologie: “Truffa sentimentale” o “internet romance scam”: in questo caso il raggiro è rivolto soprattutto a persone perbene e donne sole di età comprese tra i 25 e gli 80 anni, psicologicamente fragili e, quindi, vulnerabili, selezionate dai malviventi perché affette da depressione, da malattie oncologiche o croniche ed invalidanti, vedove o separate / divorziate, gravate da situazioni personali difficili, con le quali gli scammer, fingendosi persone importanti o professionisti di alto livello (medici, imprenditori, appartenenti a forze armate occidentali, medici in teatri di guerra, cantanti famosi, ecc.), intrecciano, spiegano gli investigatori, sui diversi social network relazioni virtuali facendo leva spesso su sentimenti di pietà e compassione, e raggirando, in questo modo, le vittime che, pur non conoscendo la vera identità degli scammer, sono indotte ad effettuare nel tempo ripetute dazioni di denaro, anche molto cospicue.

Sulla base degli elementi finora raccolti è possibile affermare che sono stati cagionati danni patrimoniali di rilevante gravità (sino a oltre 200.000 euro a persona), cui si devono aggiungere le rilevanti ripercussioni sotto il profilo psicologico dovute al sentimento di vergogna provato nel rendersi conto, infine, di essere state illuse e raggirate. Sono state individuate 433 vittime della tipologia di questo tipo di truffa, residenti nelle province di Savona, Genova, Imperia, Milano, Bergamo, Lecco, Varese, Torino, Alessandria, Novara, Trento, Padova, Verona, Venezia, Bologna, Arezzo, Livorno, Roma, Teramo, Napoli, Foggia, Lecce, Cosenza, Catania e all’estero.

La truffa man in the middle

Truffa “man in the middle”: questo tipo di raggiro informatico consiste nel violare le comunicazioni di un’azienda allo scopo di “sostituirsi” ad essa, clonandone l’identità e le relative pagine internet, oppure i relativi clienti e fornitori, in modo da far dirottare i pagamenti verso i conti correnti dell’organizzazione criminale. I malfattori entrano nella posta elettronica di un’azienda o di un suo dipendente utilizzando diversi metodi, come e-mail di phishing e/o l’invio di malware. Gli scammer hanno così modo di interporsi nella corrispondenza tra azienda e clienti/fornitori, riuscendo ad indirizzare il denaro sui conti da loro indicati. Sono state individuate strutture ricettive truffate nelle province di Savona, Imperia, Milano, Venezia, Livorno, Roma e Napoli.

Come riportato nell’ordinanza emessa dal G.I.P., il denaro illecitamente ricevuto era poi trasferito ad altri nigeriani residenti in provincia di Savona, i c.d. “prestaconto” (quasi tutti richiedenti asilo politico, perlopiù disoccupati, senza alcun reddito lavorativo lecito o lavoratori saltuari e in 3 casi beneficiari del Reddito di Cittadinanza) e da questi proiettati su altri molteplici conti correnti da loro opportunamente aperti (sono stati individuati 108 rapporti finanziari in ben 30 istituti di credito ubicati in tutta la provincia di Savona), oppure su carte di credito o prelevato in contanti, infine trasferito in Nigeria con money transfer, operazioni web, hawala o di persona con voli aerei, trattenendo delle percentuali, in alcuni casi del 25%.

Truffe che hanno fruttato quasi 6 milioni di euro in due anni

Sui conti in uso agli indagati è stata movimentata la somma di 5.914.380 euro, di cui 1.861.411 ricevuti direttamente dalle 433 vittime dei reati di truffa sentimentale e 272.420 euro ricevuti da soggetti non meglio identificati in 57 diversi paesi nel mondo, nell’arco temporale dal 2019 al 2021. Sui cellulari sequestrati ad alcuni indagati sono stati individuati messaggi scambiati con connazionali presenti in Nigeria in cui si stabiliscono, tra le varie comunicazioni, anche le percentuali di guadagno dei riciclatori sulle somme ricevute a seguito delle truffe on-line. L’attività investigativa ha determinato l’emissione di un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Savona, su richiesta della Procura della Repubblica di Savona, nei confronti di 29 indagati della banda nigeriana per i reati di associazione per delinquere finalizzata alle truffe e al riciclaggio internazionale di denaro, ed altre 47 persone denunciate a piede libero per il reato di riciclaggio, e la contestuale esecuzione di n. 29 perquisizioni personali e domiciliari. Va precisato che le indagini sono tuttora in corso e che il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari; non è stata assunta alcuna decisione di merito definitiva sulle responsabilità delle persone sottoposte ad indagini.

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