Banca Etruria, la Procura chiede la condanna per il padre della Boschi sulle consulenze d’oro

mercoledì 4 Maggio 13:48 - di Paolo Lami

La Procura della Repubblica di Arezzo chiede la condanna per il padre di Maria Elena Boschi sulle consulenze d’oro nell’ambito del processo per il crac di Banca Etruria. Il pubblico ministero Angela Masiello ha chiesto che venga “dichiarata la responsabilità penale” per i 14 imputati a processo per il crac di Banca Etruria avvenuto nel 2015 nell’ambito del filone di indagine sulle cosiddette consulenze d’oro. Le richieste di condanna che vanno dagli otto mesi a un anno nei confronti degli ex-consiglieri del Cda ed ex-dirigenti dell’istituto di credito sono state formulata nell’udienza di questa mattina davanti al Tribunale aretino.

Per Pier Luigi Boschi, all’epoca vice presidente dell’istituto di credito aretino, padre della ex-ministra renziana Maria Elena, attuale capogruppo di Italia Viva alla Camera, il sostituto procuratore Masiello ha chiesto la condanna a 12 mesi, così come per Luciano Nataloni, Claudia Bugno e Luigi Nannipieri. Per le altre posizioni sono stati chiesti otto mesi per Daniele Cabiati, Carlo Catanossi, Emanuele Cuccaro; nove mesi per Alessandro Benocci, Claudia Bonollo, Anna Nocentini Lapini, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori e Ilaria Tosti; dieci mesi per Claudio Salini.

Dopo le requisitorie delle parti civili, le arringhe dei difensori sono previste per le udienze dell’11 e 12 maggio. Entro il mese di maggio è attesa la sentenza che sarà emessa dal giudice Ada Grignani. Le consulenze finite nel mirino della Procura sono quelle che vennero affidate per valutare, analizzare e poi avviare il processo di fusione con un istituto di elevato standing. Le autorità bancarie, infatti, avevano richiesto di approfondire la possibilità di una fusione con la Banca Popolare di Vicenza, operazione che poi non si concretizzò.

Per sondare la prospettiva di tale fusione, però, stando agli elementi raccolti durante le indagini, furono affidati incarichi per circa 4 milioni e mezzo di euro, in un arco temporale compreso tra il giugno e l’ottobre 2014, a grandi società, come Medbanca , o conosciuti studi legali di Roma, Milano e Torino. Secondo l’accusa definita dal pool di pm istituito dal procuratore Rossi, fu tenuta una condotta imprudente, con i vertici di Banca Etruria che non avrebbero vigilato sulla redazione di quelle consulenze , ritenute dagli inquirenti in gran parte inutili e ripetitive.

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