Alpini a Rimini, 150 racconti di abusi sessuali raccolti da ‘Non una di meno’. Ma non risultano denunce

9 Mag 2022 20:52 - di Elsa Corsini

Molestie sessuali? Battutine? Palpeggiamenti? Salgono a 150 le denunce, per ora informali, di abusi sessuali raccolte dal collettivo delle femministe “Non una di meno” di Rimini contro gli alpini. La città romagnola, infatti, ha ospitato la 93esima adunata nazionale delle penne nere. Oltre 80mila a sfilare. “Una sfida vinta”, dice il sindaco Jamil Sadegholvaad. Una vittoria rovinata dalla denuncia, scrive Repubblica con dovizia di particolari,  di abusi sessuali. In meno di un giorno si è passati da 40 testimonianze femminili a 150. Ma nessuna vittima finora è andata in commissariato a denunciare.

Alpini a Rimini, 150 racconti di molestie sessuali

Si parla di insulti, frasi sessiste, palpeggiamenti nei bar o lungo le strade.  “Mentre tornavo a casa mi hanno fermato e al mio categorico no al loro invito a ballare mi hanno fischiato”, racconta una ragazza sui social. “Hanno cercato di abbracciarmi e toccarmi ovunque, mi hanno detto che ero una “bella passerotta giovane”.  E ancora, via twitter: “Sono una barista riminese. Un alpino ha mimato un atto sessuale mentre mi giravo per sparecchiare”. Stando al resoconto di Repubblica, edizione bolognese, c’è chi ha pianto, chi ha reagito. E chi si è rivolta agli agenti sul posto per sottrarsi alle aggressioni. Nessuna però avrebbe denunciato formalmente la violenza subita. Un’altra donna racconta di essere stata insultata per tutta la giornata.

Catcalling o violenza sessuale?

Difficile ancora capire, vista l’assenza di denunce ufficiali e relative indagini, che cosa sia realmente successo. Se si sono registrati esecrabili episodi di violenza sessuale, da denunciare e punire, o se qualche, pur sempre criticabile, ‘apprezzamento’  sia stata montata ad arte dalla rete delle femministe per screditare il corpo degli alpini. Colpisce che, prima ancora della adunata “Non Una di Meno“, insieme a Pride Off e al centro sociale Casa Madiba, abbiano aperto uno spazio su Instagram a titolo “preventivo”. Al grido di “Alpino molesto, se mi tocchi ti calpesto”. “Perché – spiegano – avevamo ricevuto già denunce simili in precedenti adunate degli alpini”. “Siamo state inondate di messaggi”, spiegano. “Ora vedremo come sostenere le persone per eventuali denunce alle forze dell’ordine”. “Le donne e le persone lgbtqia+ – si legge nel sito dell’associazione femminista – sono state prese d’assalto da orde di maschi imbevuti di machismo militaresco e ‘allegria’, che si é tradotta in catcalling senza freno”.

Nessuna denuncia formale alla polizia

“Il problema – precisano da Non una di meno – non riguarda solo gli alpini. E nessuno generalizza contro la loro categoria, è un problema di una cultura sessista e patriarcale diffusa e che persiste”. Il fenomeno è antico, ma il nome è fresco di conio. Si chiama catcalling, nuova voce della Treccani, ovvero molestie per lo più verbali in strada. Le denunce non riguardano direttamente i militari in servizio, ma genericamente chi arriva alle adunate come pubblico. E magari prende il cappello e lo indossa senza sapere nulla degli alpini.  Sul sito dell’Associazione nazionale alpini si trova un decalogo dell’adunata dove viene definita “l’ubriachezza uno dei peggiori vizi dell’uomo”. E dove si richiama al “rispetto per il gentil sesso”.

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