Allarme da Kiev: gli occupanti russi ci negano le cure. 100mila persone a rischio colera a Mariupol

mercoledì 18 Maggio 17:03 - di Lorenza Mariani
colera

Dal fronte ucraino arriva anche il bollettino della guerra la colera e alle malattie infettive. Ebbene, stando a quanto riferisce in queste ore da Kiev Ludmylla Denisova, commissario parlamentare per i diritti umani, «circa 100mila residenti di Mariupol sono in pericolo mortale a causa della diffusione di malattie infettive, compreso il colera. Tra le cause, la mancanza di acqua potabile nella città occupata e i notevoli danni ai sistemi di filtrazione e alle pompe, per cui l’acqua potabile si mescola alle perdite degli scarichi e diventa inadatta al consumo. O meglio, la mancanza di acqua. Di condizioni igieniche. L’aumento della temperatura dell’aria. Unite alla mancanza di farmaci, minacciano la diffusione di infezioni pericolose: colera, dissenteria, escherichia coli, che causano gravi malattie e portano alla morte, avvisa la Commissaria.

Rischio colera a Mariupol, drammatica denuncia da Kiev: i russi ci negano le cure

Gli occupanti stanno violando i diritti dei residenti di Mariupol alla vita e alle cure mediche, che sono garantiti dalle convenzioni dell’Aia e di Ginevra. Misure che, se negate, costituiscono un genocidio del popolo ucraino ai sensi dell’articolo 6 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. Per questo, stante la gravità della situazione che si innesta su una realtà da tempo tragica e al limite, la Denisova aggiunge alla drammatica disamina, una disperata sollecitazione alle istituzioni di riferimento. E sul suo profilo Telegram posta: «Faccio appello alla Commissione investigativa delle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani durante l’invasione russa dell’Ucraina. Affinché tenga conto di queste violazioni. Di questi fatti di genocidio in Ucraina», conclude il commissario parlamentare per i diritti umani.

Colera a Mariupol, Bassetti: «Le guerre sono il miglior alleato delle malattie infettive»

«Il miglior alleato delle malattie infettive sono le guerre». L’intervento all‘Adnkronos Salute di Matteo Bassetti sull’attuale situazione in Ucraina – devastata dalla guerra e minacciata dalle epidemie – è netto e chiaro. «Queste malattie colpiscono tipicamente in condizioni socio-economiche disagiate. E la situazione sociale, economica e igienica in Ucraina è labile in questo momento», è il presupposto da cui parte per la sua dissertazione sul caso il direttore del reparto di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. «E non dimentichiamo – prosegue poi – che l’Ucraina già di suo aveva una adesione alle vaccinazioni molto bassa. Prova ne è che già prima della guerra c’erano focolai di polio. Morbillo. E ora il colera». «Evidentemente le malattie infettive, soprattutto quelle altamente contagiose o quelle facilmente diffusibili in queste condizioni, hanno trovato terreno fertile», sottolinea l’esperto.

«Non dimentichiamo che l’Ucraina già di suo aveva una adesione alle vaccinazioni molto bassa»

Che poi, riallacciandosi alla questione dei profughi ucraini accolti nel nostro Paese, aggiunge: «In Italia non dobbiamo fare altro che continuare a vaccinare i profughi che arrivano dall’Ucraina, senza valutare se abbiamo fatto o meno le vaccinazioni: gli va rifatto completamente tutto il ciclo vaccinale». E ancora. «Morbillo. Polio. Colera, sono malattie che potenzialmente si possono prevenire con la vaccinazione. Ma ripeto, in Ucraina c’era già prima una bassa propensione. Bisogna che l’Europa. Che tutto il mondo capisca quanto questo rischi di diventare un focolaio difficile da gestire. E che potrebbe poi infiammare tutta l’Europa dell’Est. È necessario fare molta attenzione», chiosa l’infettivologo. Ricordando che «il morbillo sta diventando un problema non solo dell’Ucraina in guerra: si registra un aumento dell’80% dei casi nel mondo. Con rischi importanti di epidemie».

Il medico che affrontò il colera a Napoli: «L’epidemia si può fermare sul nascere se vengono date le possibilità di farlo»

«Un’epidemia di colera si può fermare sul nascere se vengono concesse le possibilità di farlo. È quello il problema in situazioni difficili come il conflitto che sta vivendo l’Ucraina». A parlare è l’infettivologo Franco Faella, ex direttore del dipartimento Emergenza infettivologica dell’ospedale Cotugno di Napoli, che nell’analizzare al situazione epidemiologica che incombe sull’Ucraina, centra subito il mirino raddoppiando l’allarme lanciato da Kiev. «Se nelle aree occupate dovessero esserci casi – spiega infatti l’esperto oggi 76enne, che affrontò il colera nel 1973 a Napoli – a un certo punto bisognerà isolare la popolazione. Vedere dove c’è il focolaio di partenza. Cercare di individuarlo. In una città come quella partenopea negli anni ’70 è stato possibile. Ai tempi dell’epidemia, trovammo le cozze provenienti dalla Turchia come punto di partenza. E intervenimmo».

Epidemia in Ucraina, l’infettivologo Franco Faella parla di «pericolo concreto»

«Ma – prosegue Faella, che quando nel 2020 è scoppiata la pandemia di Covid-19, ormai in pensione, è tornato in corsia per dare una mano – in quelle condizioni che vediamo in Ucraina dai reportage televisivi. Con la gente costretta a nascondersi in sottoscala o nei tunnel delle metropolitane. Lì, dove magari restano nei sotterranei per giorni. E sono costretti a bere un po’ d’acqua che probabilmente hanno preso diverso tempo prima. In condizioni di sovraffollamento, ecco che diventa difficile intervenire per frenare una vera e propria epidemia». E allora, parla di «pericolo concreto» l’infettivologo Franco Faella.

Rischi di un’epidemia di colera in Ucraina legati a una normalità perduta: ecco perché il pericolo è concreto

Così, a proposito dell’allarme lanciato ieri per l’Ucraina dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) – i cui funzionari si sono detti «preoccupati» dalla possibilità che scoppi un’epidemia di colera in particolare nelle aree occupate e dove è attivo il conflitto – replica ritendendo il timore assolutamente “possibile”. «Non perché di per sé l’epidemia di colera è pericolosa – puntualizza il medico all’Adnkronos Salute –. Queste epidemie non sono pericolose per le condizioni di vita che noi abbiamo raggiunto. Però per le condizioni di vita che loro oggi in Ucraina hanno perso, la possibilità che l’epidemia di colera possa diventare pericolosa è concreta».

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